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I 10 BRANI MUSICALI PIU’ IMPORTANTI DELLA MIA VITA

Forse è per una catarsi. O forse per avere il piacere di condividere con chi legge questo blog, Vi propongo i 10 brani più importanti della mia vita. Non è stato facile scegliere perché io sono da sempre immerso nella musica. Mi nutro di musica e modulo il mio umore attraverso di essa. Ecco le mie scelte.

Burt Bacharach – Raindrops  keep falling on my head

Questo brano ha accompagnato la mia prima cotta adolescenziale. La cantavo malinconicamente perché l’oggetto del mio amore non ricambiava. Anzi, non sapeva neanche che fossi cotto. Semplicemente non mi calcolava per niente. ella serie: amori struggenti. Anni 13.

 

PFM – Celebration (Live in USA)

In una vacanza in campeggio, un amico aveva un registratore a cassette con questo nastro che andava e riandava tutta la giornata. Celebration è stato il mio ingresso nel rock. Siamo a 13 anni.

Francesco Guccini – L’avvelenata

Guccini è stato un fratello maggiore. Un fratello maggiore vicario. L’avvelenata, che faceva parte del mio repertorio alla chitarra, ci permetteva di sentirci trasgressivi perché potevamo cantare parole come cazzo, sega, scopare, culo. Più di ogni altri, Guccini ha rappresentato il mondo dei cantautori che sono stati i cantori della nostra giovinezza. Anni 14 in poi.

Pink Floyd – Shine your crazy diamond

I Pink Floyd sono stati una categoria a parte. Sentivamo molta musica, ma la loro musica era come sacra. Questo brano, in particolare, ne è la quintessenza. Si comincia intorno ai 14 anni

Dave Brubeck – Take five

Comprai il disco perché con le chitarre giocavamo a fare Take Five e così entrai nel mondo del Jazz. Una sorta di Virgilio del cool jazz. Naturalmente, non ne sono più uscito. Il disco lo comprai che avevo 16 anni.

Manhattan Transfer – Birdland

Questo pezzo ha accompagnato una fase importante della mia giovinezza, ovvero il passaggio dalla comitiva che ho vissuto fino alla tarda adolescenza a quella della giovinezza. Intorno ai 16 anni

Beethoven – I movimento sinf. n. 6 Pastorale

Siamo alla prima volta. Tutto sulle note diffuse da un registratore a cassette nella penombra di camera mia e nella maturità dei nostri 19 anni

Ennio Morricone – Tema d’amore (Nuovo Cinema Paradiso)

Film e musica sono stati un connubio inscindibile. Il film perché foriero di un incontro importante ma, al tempo stesso, portatore di una storia che è sempre entrata in risonanza con ma mia storia. Avevo circa 27 anni.

Compagnia del Cerchio – Canzone delle sei sorelle

Quando nacque mio figlio, piangeva sempre, afflitto dalle famigerate coliche gassose. A qualsiasi ora del giorno e della notte lo si cullava, tenendolo in braccio. Non conoscevo ninnananne e, allora, cantavo le canzoni che conoscevo. Questa era la ninnananna preferita. Anni 36

Squallor – Cornutone

Canzone senza tempo e ricorrente. L’ho cantata e mi ha aiutato nel corso degli anni nelle mie delusioni d’amore. Un inno alla sdrammatizzazione. L’inverso di un femminicidio.

Naturalmente, la mia vita è zeppa di musica e, forse, un giorno scriverò anche il post con il resto della musica importante per me. Per ora, spero che abbiate apprezzato questa.

COL RITMO IN CORPO

Praticamente in tutte le culture e in tutte le civiltà il movimento è parte integrante della musica. È in base al ritmo che balliamo, che ondeggiamo il nostro corpo e che battiamo il piede. Il nostro cervello mette in moto tutto un sistema complesso che interessa sia le parti più antiche – che condividiamo con rettili e d uccelli – sia quelle peculiari umane. Il cervelletto, in particolare, sembra che sia il nostro personale metronomo.
La musica, quindi, è un’esperienza talmente profonda che bisogna proprio impegnarsi per non farsi trascinare nel ritmo. Quante volte vi siete trovati a muovervi senza accorgervene. È talmente connaturato con noi che le parole “musica” e “ballo” sono assolutamente inscindibili.
Naturalmente, possiamo controllare e domare questo senso di “movimento necessario” nell’ascoltare musica. I due cori che vi propongo vi mostrano proprio come si possa “controllare” il proprio corpo. Cantare il “Va pensiero” di Verdi è ben diverso che cantare un brano di Jobim, a parità di coro. Nel secondo caso sembra che la musica si impossessi dei corpi dei coristi: tutti ondeggia, battono il tempo, si lasciano andare al ritmo col proprio corpo.
Come afferma uno studioso statunitense, Daniel Levitin, musicista e neuroscienziato, addirittura i movimenti del musicista che suona, influenzano il gradimento degli spettatori.