POTENZA DEL GIOCO

 

Prendi un esercito con armi, divise ed elmetti. Metti una banda che scandisca la cadenza. Metti un bambino nell’ideatore della parata. Ed ecco che il gioco riesce a dissacrare la marzialità di una parata militare. Ecco decine di soldati ridotti alle sembianze di un Cirque du Soleil o di simpatiche majorette. Ecco che si smarrisce il sentimento dell’orgoglio e della potenza per acquistare quello del ridicolo e del ludico.

Non sappiamo le sorti della carriera militare del “coreografo” dell’esercito tailandese ma. in fondo, lo ringraziamo.

 

http://www.guardachevideo.it/video/1145/la-parata-militare-mai-vista-prima

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COMUNICAZIONE E AUTOREVOLEZZA

COMUNICAZIONE E AUTOREVOLEZZA

Questa fotografia riassume tutte le caratteristiche delle abilità nella “comunicazione d’opinione”. Essenzialità, simbolismi, evocazione, emersione della figura sullo sfondo, desiderio di appartenenza, identificazione. Forse potremmo aggiungere anche qualche altro aspetto ma avrete già compreso. Due papi, Giovanni Paolo II e Francesco, sotto aspetti diversi, sono fautori di efficace comunicazione. Scegliere un grande comunicatore come proprio rappresentante è un atto coraggioso che contiene i suoi rischi, ma è nullo senza una reale organizzazione alle spalle che possa far diventare la Comunicazione anche Autorevolezza.

LA CAMORRA NON GIOCA CON PHARRELL

Il video è talmente entrato nella nostro spettro espressivo che tutti, ormai, sentono di farne parte. Dopo cinquanta anni di “esposizione” al linguaggio cinematografico e televisivo, la tecnologia ci ha dato gli trumenti per “parlarlo”. E capita, così, che il popolo in trincea che vive a Scampìa, alla periferia di Napoli, comincia a parlarlo ed usarlo. Lo usa ringraziando Pharrell Williams che, con il suo videoclip “Happy”, ha dato a chiunque nel mondo la possibilità di giocare con lui: di giocare a rappresentare la felicità. A Scampìa, quartiere di camorra e di degrato, è andata in scena la vita e il divertimento, il piacere di rappresentare se stessi e la propria bellezza, come un germoglio dall’asfalto.

NOMADISMO E VILLAGGIO GLOBALE

NOMADISMO E VILLAGGIO GLOBALE

Questa riflessione parte da un dubbio: è possibile oggi, in un mondo globalizzato, condurre una vita nomade? La domanda contiene un po’ di assunti su cui è meglio ragionare.
Negli ultimi dieci anni si è diffuso il concetto di “villaggio globale”, ovvero la considerazione che lo sviluppo tecnologico ha reso possibile le comunicazioni da un punto qualsiasi del globo ad un altro. Ma non sono solo le comunicazioni intese come trasmissioni di informazioni (computer, telefono, satellite, internet) ad essere state ingigantite, anche gli spostamenti sono diventati possibili praticamente per tutti, dai jet privati ai gommini nel canale di Sicilia. Il Villaggio Globale è un dato di fatto, una constatazione.
Veniamo al secondo aspetto dell’affermazione iniziale, ovvero il nomadismo. Nel corso dell’evoluzione, tanto gli animali, quanto gli esseri umani, gli spostamenti dei gruppi o delle popolazioni avveniva sempre nella necessità di seguire il cibo. Ma spostarsi, come fanno le popolazioni nomadi, comporta i suoi rischi: perdite nella popolazione stessa, problemi lungo i percorsi, mancanza di certezze sull’effettiva presenza di risorse nei luoghi di approdo. Per queste ragioni gli uomini hanno trovato più conveniente lottare per la stanzialità, risolvendo alcuni problemi e trovandone di nuovi.
Quando pronunciamo la parola “nomadi” si materializza nella nostra mente l’immagine degli zingari, rom o sinti che siano, con i loro campi precari e sempre al centro di polemiche e rancori. Però, non sono loro l’oggetto di questa riflessione. Interessa di più il comportamento a monte del nomadismo, ovvero la mancanza di un luogo a cui “appartenere”. A volte si può essere costretti a lasciare il posto dove si è cresciuti ma, anche migrando da un paese all’altro, da una città all’altra, si mantiene quel legame affettivo col luogo da cui proveniamo. Il nomadismo è esattamente il contrario: non si appartiene più a nessun luogo ed in nessun luogo si desidera rimanere più del necessario. Volendo misurare questo concetto con i cosiddetti “campi nomadi”, questi ne sono l’esatta negazione. I campi nomadi sono composti da persone ormai stanziali che migrano solo se minacciati, né più né meno dei profughi di guerra o degli esuli dalle dittature.
Esistono, allora, nel villaggio globale dei veri nomadi?
Se il nomade lo si definisce come colui che rimane nei luoghi fin quando vi trova vantaggio e piacere, allora viene da pensare che i nomadi di questi ultimi trenta anni siano tutti quelli che si spostano inseguendo una carriera, un ingaggio, una promozione. Manager della finanza e dell’industria multinazionale, calciatori, tecnici superspecializzati. Una popolazione che vive negli alberghi, nelle case ammobiliate, in treni ed aerei.
Io ne ho conosciuto qualcuno.

DARE L’ESEMPIO

DARE L'ESEMPIO

Mi perdonino i tifosi romanisti, ma l’episodio è esemplare. Nella partita Cagliar-Roma del 6 aprile il giocatore della Roma, Mattia Destro, rifila un cazzotto ad un avversario durante una fase di gioco. L’arbitro non se ne avvede e sanziona con un’ammonizione il giocatore del Cagliari che accenna una reazione, mentre il giocatore della Roma stramazza a terra fingendo di essere stato lui a ricevere il fallo. Malauguratamente per il giocatore della Roma, le telecamere registrano l’episodio e la sua azione si distingue perfettamente. La cosiddetta “prova tv” viene usata dal giudice sportivo per condannare il giocatore, reo del pugno, a quattro giornate di squalifica. Fin qui è la cronaca.
L’esempio di cui accenno nel titolo è il ricorso che la società Roma fa contro la condanna. L’azione violenta del giocatore è incontestabile e nota ormai a tutti. Ricorrendo in appello, invece di fare pubblica ammenda condannando il comportamento del proprio giocatore, la società afferma implicitamente che è dalla parte di chi si comporta in modo violento. La deriva sociale si coglie anche in episodi come questo.

INSEGNARE NON E’ GIUDICARE

INSEGNARE NON E' GIUDICARE

Il sistema formativo di una nazione corrisponde al grado di civiltà raggiunto da questa. Non solo. I sistemi di valutazione dovrebbero servire agli insegnanti per capire dove stanno sbagliando, non dove sbagliano gli allievi. Affronterò ancora l’argomento in futuro. Un tema fondamentale per la crescita di qualsiasi comunità.

psicologia, audiovisivi e vita delle persone