LA SEGNALETICA TEORICA SULLA STRADA

Pensavo di fare una trattazione scientifica di questo fenomeno, ma ogni volta che trovavo la causa di un comportamento mi ritrovavo collegato ad un altro fenomeno della mente. Per questo mi limiterò ad esporre le mie impressioni sul fenomeno che descriverò, con la promessa di approfondire in futuro con un saggio più articolato.

Tutto comincia dall’esperienza quotidiana fatta alla guida della mia auto. Nel fare attenzione alla segnaletica stradale, soprattutto quella verticale, mi sono accorto che spesso risultava incoerente o assurda. Questa sensazione nasceva principalmente dalla comparazione tra le prescrizioni dei segnali ed i comportamenti degli automobilisti (me compreso, naturalmente) che frequentemente divergono, soprattutto per i limiti di velocità.

Premetto che mi asterrò da valutazioni morali, proprio perché impegnarmi in una valutazione “morale” delle violazioni delle regole mi porterebbe molto lontano dalla pura descrizione del fenomeno. Mi limiterò a fare delle considerazioni in base alle prassi comportamentali.

La prima di queste considerazioni è che gli esseri umani regolano il proprio comportamento in base al contesto in cui vivono, ovvero in funzione del luogo, delle condizioni e del comportamento delle altre persone, oltre che in base alle proprie intenzioni e necessità. Se così non fosse, saremmo una massa di corpi contundenti in moto caotico nello spazio.

La seconda è che esiste la percezione della congruenza di una norma che è funzione della possibilità di rispettarla. Se il rispetto di un comportamento frutto di una regola “imposta” risulta troppo “difficile da raggiungere, diviene fattibile la violazione della regola: ciò soprattutto se la repressione della trasgressione non è puntuale.

Per illustrare quanto appena ipotizzato ho realizzato un piccolo esperimento. Sono andato in auto lungo una delle strade più trafficate  di Roma. È una strada a doppia carreggiata e a doppia corsia per senso di marcia quindi, in deroga al limite di 50 km/h vigente nelle città, si può arrivare fino a 70. Il problema nasce quando, lungo il percorso, vengono posti i segnali di limitazioni a velocità inferiori perché praticamente nessun guidatore le rispetta. Non solo. Diventa oggettivamente difficile rispettare il limite senza diventare un intralcio al flusso e diventare un fattore di rischio. Ecco il video dell’esperimento.

In pratica ho constatato che è effettivamente difficile non violare i limiti e, quando ci riuscivo, ero sistematicamente il veicolo più lento. Infine, alla comparsa di un limite di 30 km/h ho percepito l’assoluta impossibilità di rispettarlo se non effettuando una brusca frenata che, non avendo alcun ostacolo davanti, sarebbe stata inaspettata dai guidatori che mi seguivano e, quindi, pericolosa.

Riassumendo, se rispettavo la segnaletica sulla velocità percepivo di essere in moto disarmonico con quanto mi accadeva intorno. Forse per questo viene naturale adattarsi all’andamento delle altre auto, quindi violando la prescrizione. Inoltre, appariva palese l’incongruenza delle prescrizioni, soprattutto in considerazioni delle capacità cognitive medie dei guidatori, per cui viene il sospetto che le norme applicate in virtù del codice della strada siano sottilmente teoriche, nel sospetto che ai responsabili non interessi effettivamente la riduzione degli incidenti ma solo essersi scaricati una responsabilità (Noi il divieto lo abbiamo messo e sono gli automobilisti gli unici responsabili degli incidenti).

Come postilla a questo ragionamento dirò che la mia opinione può essere obiettata in più punti. In un prossimo futuro mi riservo di soddisfare con un saggio questa mia ipotesi.

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