LE NOTIZIE INVECCHIANO?

Qualche giorno fa mi è apparso sulla bacheca di Facebook il post di Alberto Puliafito, direttore di blogo.it, che affrontava il problema delle notizie che invecchiano. Lui scrive: “Come si fa a capire se un pezzo è inutile? Be’, proviamo a rispondere a queste tre domande: può sopravvivere nel tempo? E per quanto tempo? Serve a qualcuno veramente e per più di pochi minuti? Ad esempio: che senso ha scrivere un articolo che parli delle “probabili formazioni” di due squadre di calcio che stanno per affrontarsi per poi abbandonarlo e scriverne uno sulle “formazioni ufficiali”? E ancora, che senso ha scrivere 300 o 600 articoli su un caso di cronaca nera? E come si può risolvere la questione?“. Così sollecitati, alcuni hanno postato le loro considerazioni. Tutti concordi che è brutto lanciare 300 articoli di aggiornamento e che sarebbe più organico aggiornare e arricchire il primo articolo (come si fa all’estero): però, poi, tutti ammettono che questa prassi è frutto della dipendenza delle testate online dal clickbaiting, ovvero dalla necessità di fare il maggior numero di click per poter incassare il più possibile dagli inserzionisti pubblicitari.

Ma torniamo alla domanda del titolo: le notizie invecchiano? Ragioniamoci.

La notizia riporta un fatto, un evento. Questo evento diventa “passato” un attimo dopo che si è concluso. Un incidente ferroviario si conclude al momento dell’arresto del treno. Gli succede un altro evento, ovvero i soccorsi. Poi, finito quest’ultimo (o mentre è ancora in corso) ne nasce un altro che possiamo chiamare “la ricerca del colpevole”. Due eventi che hanno una scansione temporale differente: mentre la fase dei soccorsi ha una durata breve (alcune ore), la ricerca delle responsabilità offre un percorso che può dispiegarsi per giorni, mesi o anni. Nasce un ulteriore filone di notizie legate al disastro ferroviario che possiamo definire “come evitare che accada ancora”. Maggiori sono le implicazioni dell’evento, più numerose saranno le storie da poter raccontare perché  – qui è il vulnus del problema sollevato da Puliafito –  il giornalismo è pervaso dalla pratica dello storytelling. Se i giornali, cartacei o digitali, volessero proporre solo le notizie, morirebbero, dal momento che il sistema di finanziamento ( e di sopravvivenza) dipende da comportamenti che si realizzano attraverso like, condivisioni, click. Inevitabile che diventi indispensabile “allungare il brodo”, per cui le notizie diventano storie e le storie che diventano più avvincenti si tramutano in danaro.

Ecco svelato il perché le notizie non invecchiano: invecchiano le storie.

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