THE DANISH GIRL

Il film “The danish girl”, realizzato dal regista Tom Hooper, narra la storia di Einar Mogens Andreas Wegenger che è stata la prima persona a tentare la strada della chirurgia per cambiare sesso e diventare la Lili che sentiva di essere. L’ho visto e ho dovuto aspettare qualche giorno per poter avere chiare le mie impressioni.
La prima considerazione è sul perché sia andato a vederlo. Le informazioni che avevo prima del film erano che narrava del primo transessuale della storia che morì nel tentativo di diventare fisicamente una donna: una morte dovuta alle numerose operazioni chirurgiche a cui si era sottoposto. Una storia che induce molta curiosità per la sua eccezionalità. Ma anche una storia che entra in risonanza con un clima sociale italiano che solo negli ultimi anni si sta concedendo di dibattere pubblicamente sui fenomeni di genere (con alterne fortune). Un film che, proprio per la scelta del tema, si va a infilare lungo una strada difficile. Quando si parla di argomenti del genere, soprattutto nell’attuale momento culturale, si corre sempre il rischio di incappare nei meccanismi stereotipati del nostro pensiero. La scelta del punto di vista sulla storia fatta dal regista diventa il vero fulcro. E’ facile sospettare che la scelta della storia possa essere stata dettata (anche) dalla voglia di cavalcare un trend e, quindi, con il rischio di banalizzare le vicende raccontate. Fondamentale nella storia di Lili Elbe è stata la moglie di lui, Gerda. Questa, infatti, non ha mai abbandonato il marito nella sua evoluzione, sostenendo (a volte a fatica) il suo desiderio di essere finalmente donna.
Il film è ineccepibile da un punto di vista formale: ben girato, ben montato e ben sceneggiato. Le musiche supportano bene gli scenari senza essere particolarmente presenti. Il personaggio di Einar/Lili è interpretato da Eddie Redmayne e è stato evidentemente scelto soprattutto per i tratti somatici del volto. La personalità della protagonista (apparente) è stata disegnata dagli occhi pieni di candore e semplicità che l’attore è riuscito a esprimere. Non so se veramente fosse così la Lili reale. Ma, a ben pensarci, è stato molto più credibile il personaggio della moglie Gerda, interpretato da Alicia Vikander, che diviene il perno di tutta la narrazione. Ella è il vero centro su cui ruotano i vari personaggi, con tutta la gamma di emozioni e comportamenti che reandono plausibile e realistico il suo personaggio. Infatti, sembra un film su Gerda Wegenger. Questa sensazione potrebbe essere il riscontro alla sensazione che il regista abbia fatto ciò che viene imputato agli studenti distratti nei temi di italiano: sei andato fuori tema. Si voleva raccontare A e si è finito per raccontare B. O forse, chissà, questo era proprio il suo desiderio inconscio.
E’ vero che un regista deve fare delle scelte perché non si può raccontare tutto in un film, ma solo ciò che importante, ma a questo punto il titolo del film diventa fuorviante. Magari “La Storia della Moglie della Ragazza Danese” sarebbe stato più corretto ma meno accattivate per il box office.

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