SCHEMI MENTALI E RISTORANTI DI PRAGA

Alcune settimane fa ho fatto una vacanza a Praga. La capitale ceca era sempre stata nei racconti di amici e colleghi, tutti in suo favore. Finalmente ci sono andato.
Come tutti gli altri, anch’io ho potuto apprezzare l’aria della città, i suoi ritmi e i suoi suoni. Ho girato prevalentemente a piedi, potendo notare anche i particolari oltre ai grandi palazzi e monumenti. Ma tra le varie cose ho notato anche una stranezza, ovvero una quantità spropositata di ristoranti italiani. Dapprima ero compiaciuto di constatare come i nostri imprenditori si fossero spinti in modo convinto fin lì, ma ero perplesso sulla possibilità che i proprietari fossero emigranti. Non è la Repubblica Ceca una terra di emigrazione italiana; al limite qualche ragazzo dell’Erasmus poteva starci per qualche tempo. Allora ho cominciato a fare delle ipotesi.
La prima ipotesi è stata che la cucina italiana è molto apprezzata dai praghesi e dai turisti, quindi poteva essere un buon affare aprirne qualcuna. La seconda ipotesi è stata che gli imprenditori italiani preferiscono investire in quella città perché hanno meno pastoie burocratiche e fiscali. La terza ipotesi era che i ristoranti, in una nazione che vede con favore gli investimenti stranieri sul proprio territorio, potevano avere uno scopo diverso dal fare profitti con gli incassi. Inutile dire che – da italiano – sono stato propenso alla terza ipotesi. In una realtà come la nostra, i massicci e dispendiosi investimenti sono appannaggio di gruppi che hanno una liquidità in eccesso. Domanda retorica: chi può avere tale surplus di liquidità da poter investire in ristoranti a Praga? Lascio alla vostra immaginazione da italiani la possibilità di tirare la conclusione.
Ma di fronte a questo ragionamento mi sono accorto che il mio pensiero aveva agito seguendo degli schemi mentali, delle mappe, che mi hanno portato a “leggere” un fenomeno anomalo – gli innumerevoli ristoranti italiani di Praga – secondo gli elementi acquisiti nella mia esperienza. Nella mia esperienza, appunto, c’è la consapevolezza che alcuni gruppi malavitosi hanno bisogno di investire i soldi per poterli riciclare; c’è la consapevolezza (derivata dalle informazioni che ci rimandano i media informativi) che alcuni settori sono preferiti per queste attività e, tra esse, c’è proprio la ristorazione.; c’è anche la consapevolezza che la repubblica Ceca potrebbe avere interesse a “non vedere” l’anomalia; c’è, infine, il ragionevole dubbio che i praghesi non siano folgorati dalla cucina italiana al punto di invadere a frotte i ristoranti italiani.
Tutto ciò per notare come la varietà delle mappe a cui si può ricorrere offre una maggiore possibilità di formulare delle ipotesi diverse per spiegare un fenomeno.
Però, a Praga, io non sono andato in un ristorante italiano.

 

 

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