MANUTENZIONE CICLABILE

Nel corso delle mie abituali passeggiate, capito su una delle decantate piste ciclabili di Roma. Nelle foto potete constatare lo stato in cui versa quella che attraverso io. Completamente cosparse di aghi di pino, queste piste diventano un reale pericolo per l’incolumità di ciclisti e podisti che provano a sfruttarle. E’ sufficiente frenare che si rischia di finire lunghi per terra. E mentre ci cammino sopra, facendo attenzione a non fare movimenti sbagliati, rifletto su come sia stato possibile far diventare pericolosa una struttura che, invece, dovrebbe migliorare la vita delle persone.
Ciò che manca alla mia pista ciclabile, come alla gran parte della delle strutture costruite per i cittadini, è la manutenzione. Quasi tutto ciò che costruiamo ha bisogno della costante attenzione perché funzioni a dovere. Questa cura dovrebbe essere organica alla struttura stessa: non dovrebbe essere immaginata senza. Invece, nella visione di chi amministra la cosa pubblica, la manutenzione viene mal tollerata, vista come un “peso” che assorbe energie e danaro. In questa visione politica eletto-centrica le iniziative che valgono la pena intraprendere sono solo quelle che possano donare una visibilità immediata, un ritorno d’immagine facile e identificabile.
Per questa ragione la manutenzione costante, giorno per giorno, che appare “invisibile” al cittadino non rende come popolarità. Purtroppo, questa considerazione viene contraddetta proprio dai cittadini che, ognuno alle prese con la propria struttura senza manutenzione, se la prenderanno con l’amministrazione, proprio come ha fatto il ciclista che ho visto scivolare e che, alzandosi, ha esclamato: “sindaco di merda!”. Certo, in quella invettiva c’era tutta la riduzione che il “cittadino semplice” può fare. Però è evidente come diventi necessario che non si separino realizzazioni e manutenzione delle opere che vengono realizzate con i soldi pubblici. Poi, che questa manutenzione silenziosa possa diventare spendibile elettoralmente è solo un problema di “comunicazione”.
C’è un’ultima obiezione che è opportuno affrontare in questo ragionamento. In una metropoli, con la tale quantità di opere pubbliche da mantenere, ci vorrebbe un bilancio spropositato per mantenere tutto al livello ottimale. Un’obiezione che si scontra, però, con ciò che accade con altre metropoli nel mondo che, invece, riescono a mantenere un livello di manutenzione decoroso. Il problema, forse, è da cercare tutto nel grado di identificazione delle persone col proprio territorio. E’ sempre un problema di sentire “mio” anche ciò che è “nostro”: se io evito di sporcare, faticherò di meno a rimettere a posto, come ben sanno tutte le persone che gestiscono una casa. Adottare qualche strategia che la psicologia offre per indurre le persone a curare un pezzetto di città che possiamo sentire anche nostro, promuoverebbe quei comportamenti, quelle piccole azioni, che alleggerirebbero il lavoro di chi è addetto alla manutenzione della città per conto dell’amministrazione.
Ma, mi rendo conto, questa aspirazione costituirebbe la vera rivoluzione del nostro vivere comune nei grandi formicai che sono le nostre città.

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