LA RECIPROCITA’ E L’AMORE

Mi è capitato spesso di pensare del perché nelle coppie si litiga tanto spesso o di come l’insoddisfazione che viene fuori quando si sentono parlare le persone delle proprie relazioni. Cosa manca? Quando si ripercorrono le frasi volate in un litigio – non solo in una coppia, ma anche tra lavoratori o tra qualsiasi altra situazione di relazione – ci accorgiamo che si riduce tutto ad un botta e risposta di recriminazioni: “e tu non fatto..”, “ma neanche tu hai pensato…” e così via. Un reciproco scambio di accuse diventa la trama dell’infelicità.
La reciprocità, appunto. Forse proprio su questa si costruisce l’insoddisfazione delle relazioni tra le persone. Possiamo definirla come l’aspettativa di una relazione a scambio paritario: dare e avere sono dei diritti e doveri, per tutti. Ma la reciprocità può essere anche una minaccia, infatti il principio di reciprocità, in diritto a livello internazionale, costituisce una figura di ritorsione e di dissuasione (Se tu mi fai questo, io ti faccio quello) e oggi esso viene valutato come un principio di giustizia commutativa a livello internazionale. Quindi la reciprocità ha tanto una valenza positiva, quanto una negativa. “Nell’incontro tra due esseri, sia animali che umani, la reciprocità inizialmente non esiste; ogni essere tiene conto solo delle sue esigenze e delle sue necessità, ma il frequentarsi, la coesistenza nello stesso spazio sociale, porta inevitabilmente ad interagire l’uno con l’altro costruendo una relazione. Qui nasce la reciprocità, ma dipende da noi l’indirizzo che assumerà nel tempo. (…) Lo studio di John Maynard Smith sulla teoria evoluzionistica dei giochi ha evidenziato come possa esserci reciprocità in una popolazione formata da soli egoisti con il sorgere dello sviluppo della cooperazione” [horsemankind.it/la-filosofia/reciprocita]. Ma quando nasce questa dinamica psicologica nelle nostre vite?
Quando il bambino riceve una risposta positiva a un suo bisogno e la coglie come un beneficio soddisfacente proveniente dalla madre o da un’altra figura significativa, è allora che comincia a provare quella felicità che lo induce a esprimere gratitudine. Se quest’ultima risulta assai forte, gradualmente suscita in lui il desiderio di ricambiarla o, addirittura, di condividere con altri ciò che ha ricevuto” [M. Szczesnuak – G. Gordon; Psicologia Contemporanea n. 237, 2013]. Quindi, è nelle prime fasi della relazione con le figure che lo curano – la madre innanzitutto – che nasce quell’impulso a donare, quella gratitudine che ci permette di arrivare fino alle vette di amore che immaginava sant’Agostino con il suo celebre motto “ama e fa’ ciò che vuoi”.
Immaginiamo, a questo punto che, al bambino a cui si accennava sopra, chi lo cura che gli dica in continuazione: “se non fai così non ti voglio bene”; oppure “perché fai così? Mi fai dispiacere”. In questo caso il bene dell’oggetto d’amore viene condizionato ad un comportamento in cambio. E’ qui che nasce il principio relazionale basato sulla reciprocità, il “do ut des” dei sentimenti: “se io ti voglio bene, tu mi dovrai voler bene”; “se io ti do queste cose, dovrai donarmele anche tu: io mi aspetto che tu me le dia”. Questo meccanismo di aspettativa diventa talmente forte e radicato nelle nostre convinzioni che, alla fine di un lungo processo culturale, c’è qualcuno che lo strumentalizza. Nel marketing, infatti, il principio di reciprocità ci spinge a pensare che quando si ricevono regali, inviti o favori, ci sentiamo obbligati a contraccambiare. Questo comportamento è dominante nella nostra società e se non viene rispettato di norma si viene etichettati come ingrati, profittatori o perfino parassiti e si deve subire la sfiducia degli altri, quindi rapporti sociali più difficili. Per evitarlo abbiamo imparato fin da piccoli a contraccambiare: “la reciprocità viene usata per convincervi a compiere delle azioni, come fare un acquisto, fare volontariato, finanziare un progetto” [S.M. Weinschenk; “Neuro Web Marketing”]
A questo punto diventa facile intuire quanto questo apprendimento possa minare la felicità. Se siamo tutti tesi a valutare quanto ci dà indietro il partner rispetto a quanto abbiamo dato, molto probabilmente ci perderemo il piacere più grande nell’amore: dare. Come diceva sant’Agostino.

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