METAPSICOLOGIA DA FACEBOOK, OVVERO PSICOLOGI DA SOCIAL NETWORK

C’è abbondanza di psicologi su Facebook. Almeno a me è sembrato. Sarà per “deformazione professionale” che vado a cercarli, perciò li noto. Stavo quasi per buttare giù un post di commento quando ho pensato che le mie considerazioni potevano risultare troppo parziali.
Così ho pensato di fare una piccola indagine. Ho fatto una domanda a duecento psicologi e psicoterapeuti presenti su Facebook e poi sono andato a fare altre domande di verifica alle persone comuni presenti su questo social network.
E’ emerso che poco più del 20% degli psicologi intervistato ha affermato di aver ottenuto un paziente/cliente/ingaggio direttamente da Facebook, ma una buona parte di loro ha anche ammesso che ciò è accaduto una sola volta. Alle persone comuni, invece, ho chiesto prima se avessero mai notato psicologi o servizi di psicologia su Fb e il 37% del campione ha risposto affermativamente. Poi ho chiesto loro se fossero stati mai contattati da psicologi o servizi di psicologia, anche solo attraverso una richiesta di “like” o l’invito ad un evento: si scende drasticamente al 16%. Infine, ho chiesto se li avessero mai contattati di loro iniziativa e la percentuale scende ulteriormente ad un esiguo al 4%.
Alcune considerazioni, dunque. L’attività degli psicologi/psicoterapeuti su Facebook non produce cospicuo lavoro ma, come anche segnalato da uno degli intervistati, “FB è più utile come strumento indiretto, quindi per farti una buona reputazione più che essere ricercato in modo diretto dai pz”. Tutto il lavorìo degli psicologi in termini di ricerca della visibilità – stando al mio empirico campione – produce oltre un terzo di persone che hanno effettivamente notato qualcosa che, però, si traduce in un’esile richiesta di contatto fattivo. E fin qui le conclusioni dirette che è possibile trarre. Ma si possono provare a trarre altre impressioni sugli psicologi su Fb.
Innanzitutto, nel corso della raccolta delle risposte, è stato possibile osservare il “social-comportamento”. Il primo dato che colpisce è che, ad una richiesta di aiuto, ben il 29% di psicologi e psicoterapeuti contattati non ha risposto. Se consideriamo che un social network è per definizione uno “strumento di contatto e di relazione” , allora il dato è impressionante perché denota un’indisponibilità al contatto: un peccato mortale per un socio-cybernauta. C’è stato anche chi ha pubblicato un post puntiglioso su come interpretare la propria presenza su Fb, scrivendo tra l’altro: “i messaggi sono aperti per richiesta di informazioni relative alla psicologia e la mia attività ma non per ‘fare due chiacchiere’ (se non sui temi proposti), per ‘fare conoscenza’ (…) Non solo non è lo scopo della pagina ma oggettivamente non potrei stare dietro a tutti i messaggi”. Se questa presa di posizione fosse stata scritta su un sito personale (es. picopallino.it) o un blog sarebbe stata legittima, ma in un social network sembra un’ingenuità. Perché stare su Facebook se non per entrare in contatto? Similmente, è inutile stare professionalmente su Facebook e non frequentarlo regolarmente. Essere su Facebook appare imprescindibile proprio perché è diventato l’agorà globale in cui ricordare a tutti che esistiamo e che facciamo qualcosa: ma, come una piazza reale, la nostra capacità di entrare in relazione, in contatto, con gli altri dipende proprio dalla nostra disponibilità. Poi ognuno usa il proprio account secondo una personale “linea editoriale”: c’è chi lo usa per dispensare pillole di saggezza, chi lo usa per un serrato marketing professionale, chi ne mescola frammenti della vita privata e chi vorrebbe stare da solo con i propri amici e non si capisce perché abbia specificato che è psicologo/psicoterapeuta.
Infine, ho notato un fenomeno bizzarro. Molto, molto spesso, appena chiedevo l’amicizia ad un collega (e mi veniva accordata), a ruota seguita la richiesta di like ad una o più pagine. Una strana reciprocità convulsa.
Per chi vuole curiosare nei dati dell’indagine, eccoli a seguire.

– Il campione di psicologi è stato scelto in base alla presenza in foto della persona (al momento della richiesta di amicizia) e della dichiarazione esplicita (nome o informazioni pubbliche) della professione di psicologo/psicoterapeuta. Il criterio è stato scelto perché uno psicologo/psicoterapeuta che si cela dietro la foto di un gattino, di una stella o di qualsiasi altra cosa, probabilmente può mostrare inconsapevolmente una paura di “esporsi” agli sconosciuti.
– Il campione è composto da 200 psicologi e psicoterapeuti su tutto il territorio nazionale. Il 29% di quelli contattati non ha risposto. Così ripartiti per generi: 23% degli uomini; 31% delle donne.
– Alla domanda “Hai mai ottenuto un paziente/cliente/ingaggio tramite il profilo Facebook?”. SI: 22% del campione. NO: 46% del campione. Non esercito: 3%
– Il campione delle “persone comuni” è composto da 159 soggetti su tutto il territorio nazionale. Il 13% delle persone contattate non hanno risposto. Così ripartiti per generi: 16% degli uomini; 11% delle donne.
– Alla domanda “hai mai notato psicologi o servizi di psicologia su Facebook?”. SI: 37% del campione, così ripartiti per generi: 13% degli uomini; 24% delle donne. – NO: 63% del campione.
– Alla domanda “Sei mai stato contattato da psicologi o servizi di psicologia (es. inviti a eventi e richiesta di “mi piace”)?”. SI: 16% del campione, così ripartiti per generi: 3% degli uomini; 13% delle donne. NO: 84% del campione.
– Alla domanda “Hai mai chiesto qualcosa a psicologi o servizi di psicologia su Facebook?”. SI: 4% del campione, così ripartiti per generi: 0,5% degli uomini; 3% delle donne. NO: 96% del campione.

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5 pensieri su “METAPSICOLOGIA DA FACEBOOK, OVVERO PSICOLOGI DA SOCIAL NETWORK”

  1. Penso che uno psicoterapeuta serio non dovrebbe postare massime comportamentali o pillole di saggezza….se fossero veramente utili i loro studi sarebbero vuoti ..temo invece che inducano a comportamenti non adeguatamente meditati e spesso irreversibili a danno di soggetti che vivono una qualche criticita’ che potrebbe essere anche facilmente superata con il diretto ausilio di un bravo professionista

    1. E’ possibile anche che le pillole di saggezza possano indurre alcuni a pensare di non riuscire ad essere adeguati ma – ancora più rischioso – rischiano di far apparire lo psicoterapeuta, nel corso del cammino, non adeguato alla saggezza dispensata

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