LE STUPIDITA’ MULTIPLE

A volte si può giocare con i concetti e con le teorie, così come si fa con i mattoncini del Lego o con un software di arredamento d’interni. Sposta quello, inverti quell’altro, questo lo voglio rosso e non blu e quello in fondo l’ingrandisco. Alla fine proviamo anche a cambiare prospettiva, giusto per vedere se ci piace il risultato. In questo modo viene in mente ciò che diceva Albert Einstein: “è la teoria a decidere cosa possiamo osservare”.
Mi veniva in mente questa frase proprio oggi quando ho ripreso in mano un libro interessantissimo di Howard Gardner dal titolo eloquente: “Formae mentis”. In questo saggio il professore di Harvard criticava decisamente la validità dei test di intelligenza, quel Quoziente di Intelligenza che viene calcolato attraverso dei test e che viene sintetizzato con un numero di QI. Chi ha provato a sottoporsi ad uno di questi test è molto probabile che scoprisse di avere un QI inferiore alla media, con grande umiliazione della propria stima di sé. Gardner ha teorizzato che la nostra intelligenza non sia un monolite, sempre uguale da qualsiasi parte lo si guardi: al contrario, ha ritenuto che vi è un’intelligenza per ogni tipo di “processo”, per ogni tipo di campo in cui mettere alla prova la nostra mente. Ecco che l’intelligenza diventa multipla, con una logico-matematica, una musicale, una cinestetica, una interpersonale e così via.
Stamattina – dunque – mi trastullavo maneggiando questi concetti di Gardner e mi è balenata una domanda: ma se esistono le intelligenze multiple, possiamo anche parlare di stupidità multiple? Ipotizziamo per gioco, allora.
Se esiste l’intelligenza logico-matematica, allora esiste anche la stupidità matematica. Ne ricordo gli effetti sulle facce dei compagni di classe di fronte ad un’equazione o semplicemente alle prese col proprio estratto conto. Ma anche penso alla stupidità linguistica, con i verbi buttati lì a caso (il congiuntivo inafferrabile come una saponetta sotto la doccia) o con la ricchezza lessicale di certe persone di cui si ascoltano certe telefonate “condivise” nei treni o nelle sale d’aspetto. E vogliamo parlare della stupidità spaziale, quella che coglie chi sistematicamente mette le cose in modo sbagliato e, quindi, le vede tristemente abbattersi sul pavimento? O la famigerata stupidità interpersonale con i produttori di gaffe a ripetizione? E potremmo parlare della stupidità musicale, quella intrapersonale, quella etica o quella filosofico-esistenziuale.
Ecco che il perfetto idiota è quello che sbaglia abitualmente con tutte le sue intelligenze. Sono convinto che in ognuno di voi ha avuto un’istantanea immagine nella mente di una persona ben conosciuta che corrisponde a questo identikit. In questo caso può essere utile rammentare uno dei sottili aforismi di Artur Bloch, meglio conosciuti come le “leggi di Murphy”: ognuno è lo strambo di qualcun altro.

Per approfondire
Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza”, Feltrinelli, Milano, 1987, 2002
La legge di Murphy e altri motivi per cui le cose vanno a rovescio!”, Longanesi, Milano 1988

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