DISTRUGGERE PER IL PIACERE DI DISTRUGGERE

http://montemario.romatoday.it/ottavia/ottavia-3-atti-vandalici-in-meno-di-10-giorni.html

Uno degli aspetti più dolorosi della convivenza delle comunità è la distruttività fine a se stessa. Noi esseri umani, soprattutto nei maschi, viviamo anche il piacere di infliggere un danno senza averne alcuno vantaggio. Almeno apparentemente. Come gli autori degli atti vandalici di cui si parla nell’articolo, che hanno distrutto le riproduzioni di tele famose nella stazione ferroviaria di Roma-Ottavia, esiste il piacere di interdizione, il piacere di impedire ad altri di progredire, di provare piacere. Una spinta distruttiva che mescola un’istanza di possesso territoriale all’invidia che, poi, si traduce in sfregi all’oggetto dell’invidia. La rabbia che sottende a questi fenomeni è difficilmente risolvibile a livello sociale; come anche è difficilmente prevenibile e reprimibile perché in genere viene consumata in situazioni di solitudine, lontano dalla presenza di persone che possano interporsi.

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