PSICOLOGIA DELL’AUDIOVISIVO – LA PREMESSA DEL LIBRO

L’idea di questo testo nasce lentamente, nel corso degli anni in cui gli studi di psicologia si intrecciavano con il lavoro di cameraman. Negli anni Novanta la televisione era il grande spauracchio di psicologi e pedagogisti. Una sorta di Moloch che avrebbe ingoiato generazioni di bambini destinati, poi, a diventare degli adulti simili a vegetali. Molte di quelle paure di allora si sono avverate, altre no. Ma la realtà è ancora più complessa. Attraversando gli studi di posa della RAI, è stato appassionante assistere ai cambiamenti delle persone via via che la televisione innescava taluni automatismi della personalità. Il narcisismo innanzitutto, ma anche il travisamento della realtà indispensabile, per seguire l’ambizione o l’egoismo. Tutti, in tv, sono convinti di fare qualcosa di importante e questo modifica i comportamenti. Lentamente è apparso chiaro che l’evoluzione tecnologica stava predisponendo un nuovo alveo in cui raccogliere tutte le modalità che usassero audio e video per raccontare, per informare, per intrattenere, per plagiare, per dirigere le persone.
Un altro fenomeno che ha dapprima stupito ma, successivamente, amareggiato è stato il cedimento di un buon numero di psicologi alla fascinazione narcisistica della televisione. Al punto che altri psicologi hanno stigmatizzato questo cedimento avvertendo in esso un inquinamento etico delle premesse del lavoro dello psicologo o dello psicoterapeuta. Molti degli psicologi che ho visto negli studi televisivi avevano, al termine della trasmissione, un piacere fanciullesco dipinto sul volto, evocanti un piacere simile a quello antico della recita scolastica o della poesia davanti ai parenti nelle feste. Questa constatazione è stata determinante nella nascita di questo libro. Gran parte degli psicologi che lambiscono il mondo degli audiovisivi lo fanno con modalità episodiche e parziali. L’assenza di psicologi in grado di lavorare con competenza con gli audiovisivi è elevata perché è una competenza combinatoria. Non basta sapere di psicologia e non basta sapere di cinematografi a o televisione, come anche di internet o videogiochi. La speranza è che possano svilupparsi dei percorsi formativi per gli psicologi o per gli studenti delle varie facoltà di psicologia che possano affinare gli strumenti di questo linguaggio, dei mondi narrativi, sociali e relazionali che gli audiovisivi raccontano o, addirittura, che creano ex novo.
Concludendo, si immaginano degli psicologi che non si limitino ad aspirare a ristrette consulenze per chi fa audiovisivi ma che si cimentino nella realizzazione di prodotti audiovisivi: che siano film, programmi televisivi, videogiochi, laboratori nelle scuole o progetti in collaborazione con le istituzioni. Questa concezione dell’intervento dello psicologo nella realizzazione degli audiovisivi rientra nell’attività di uno “psicologo faber”, ovvero lo psicologo che usa le sue conoscenze per fare “altro”. Una psicologia pragmatica che intervenga nelle dinamiche e che non sia solo analizzatrice e suggeritrice delle dinamiche di altri. Non si può realmente incidere su un fenomeno sociale di impatto enorme come la fruizione audiovisiva senza “sporcarsi le mani”. Per esempio, un conto è aver letto e visto tutti i tipi di montaggio ed i relativi stili, un altro è montare personalmente: scegliere le immagini, decidere il punto di un taglio, la lunghezza di una dissolvenza o se montare su un brano musicale in battere o in levare; ma anche capire i limiti che impone la tecnologia alla creatività, ovvero come la consapevolezza del linguaggio audiovisivo aiuta a rimanere creativi pur con i limiti della tecnologia.
Questo testo, però, ha l’ambizione di essere una porta di ingresso per tutti coloro che si confrontano con gli audiovisivi: che li usano, che li fanno, che li vedono, che li subiscono, che li sognano. Il punto di vista che assumo ci sposta in una nuova posizione che può aiutarci a cambiare il senso della nostra conoscenza dell’habitat audiovisivo. Citando Albert Einstein, “é la teoria a decidere cosa possiamo osservare”. Possiamo, quindi, cogliere il centro di questo habitat nella persona. Sono persone quelli che fruiscono degli audiovisivi; sono persone quelli che li pensano e li fanno; sono persone quelli che li vendono e quelli che li usano per convincere altre persone. Le persone reagiscono a tutte le sollecitazioni con i loro comportamenti e questi comportamenti sono determinati dalle loro personalità, dalle loro storie, dalla loro cultura, dalla loro società.

copertina libro

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