RICONOSCERE IL VALORE

Quante volte abbiamo assistito a persone che sfoggiavano una certa parola, neanche fosse un diamante o un vestito formato. Una delle parole più usate per questo scopo è “meritocrazia”. Sempre volendo partire dall’etimologia, meritocrazia rintracciando la parola su treccani.it: “meritocrazìa s. f. [dall’ingl. meritocracy, comp. del lat. meritum «merito» e -cracy «-crazia»]. – Concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specie le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro”.
Il passaggio fondamentale di questa definizione è nel mostrano di possedere intelligenza e capacità. Con una certa disillusione accettiamo questa definizione sapendo che nella nostra società il riconoscimento del valore è una forma di onestà poco praticata: soprattutto quando si sale nelle gerarchie. Però, come segnala Guido Sarcinelli, “i complimenti per il proprio lavoro, oltre a far piacere, rappresentano una strategia di feedback positivo che in genere, sembra produrre nei contesti lavorativi potenti effetti motivanti” [Sarcinelli; Psicologia Contemporanea n. 239]. Ovviamente, come in tutte le interazioni umane, la valenza del complimento dipende anche dal contesto. Per esempio, i complimenti possono avere valori diversi se espressi in pubblico o in privato; oppure se espressi da un amico, uno sconosciuto, il proprio capo o la propria madre.
C’è un altro aspetto da considerare. Per poter essere in grado di ammettere con l’interessato (più a meno pubblicamente) che è bravo e, magari, anche più bravo di noi, dobbiamo avere un’ottima stima di noi stessi. Chi non ha stima di sé rischia di essere preda dell’invidia che è un sentimento che si basa proprio sulla scarsa stima: questa induce comportamenti di depredazione dell’Altro e sua distruzione morale. Chi si sente inferiore spesso può cercare di mettere in cattiva luce l’altra persona. Quindi, ne disconosce il valore, anche se intimamente sa che l’Altro gli è superiore.
Saper riconoscere il valore è, dunque, un segno di maturità della personalità. Produce effetti positivi in noi e negli altri e non va confuso con le forme di gregarismo che – nei casi estremi – portano all’adulazione. Un fattore correlato, inoltre, è che il riconoscimento del valore dell’Altro induce un senso di lealtà da parte delle persone che ci circondano e, quindi, viene favorito il senso di appartenenza al gruppo. “Il capitale umano va là dove è desiderato e starà là dove verrà trattato bene. Non si tratta di qualcosa che si può controllare in qualche modo; si può solamente attirare e trattenere nel modo giusto ” Walter Wriston (ex Presidente di Citicorp/Citibank)

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