L’INGANNO DEI NUMERI

Una delle prassi più usate nel giornalismo italiano è quella di far parlare i numeri. Sparare cifre di ricerche e indagini fa molto chic e, soprattutto, permette di scaricare su entità terze le affermazioni implicite che sempre sono contenute in un articolo. Il pezzo dell’Ansa che porto ad esempio cita un’indagine statistica dell’Eures (European Employment Services) sulla violenza sulle donne. Dunque, tradotto nella abituale sloganistica giornalistica sul femminicidio (cit. uccisione della donna proprio in quanto donna. Fonte: treccani.it) ecco il titolo che viene sparato: “Violenza sulle donne: una vittima ogni due giorni”. Quindi, dal titolo si evincerebbe una triste conferma. Il lettore distratto si ferma lì. Se è donna penserà “quanti uomini bastardi!” e se è un uomo penserà “Ma che deficienti!”.
Lo stereotipo, dunque, è confermato. Chi, invece, continua a leggere l’articolo si accorge di un’anomalìa. Riportiamo un po’ di dati, ma facciamo attenzione. Quando si ricorre ai numeri per descrivere un fenomeno, ogni numero è legato agli altri, per cui chi argomenta sui numeri ha diritto a sbagliare.
Nel 2013 sono state uccise 179 donne e, rispetto alle 157 del 2012, c’è stato un aumento del 14%. Prima conclusione indotta: “gli uomini sono più bastardi dello scorso anno”. Ora arriva la delega di responsabilità. Cito testualmente: “A rilevarlo è l’Eures nel secondo rapporto sul femminicidio in Italia, che elenca le statistiche degli omicidi volontari in cui le vittime sono donne”. Si comprende, senza alcun dubbio, che si sta parlando di omicidi volontari di donne in quanto donne. Proseguiamo.
Gli omicidi di donne in ambito familiare aumentano del 16,2%, passando da 105 a 122. Qui cominciano le dolenti note perché “rientrano nel computo anche le donne uccise dalla criminalità, 28 lo scorso anno: in particolare si tratta di omicidi a seguito di rapina, delle quali sono vittime soprattutto donne anziane”. Alt! Siamo andati fuori definizione. Appare evidente che sono state accorpate al dato generale anche le donne che sono state uccise accidentalmente (es. nella rapina la morte è accidentale, non intenzionale). Inutile proseguire. Chi ha un minimo di nozioni di statistica ha già capito che i dati presentati dall’articolista non sono affidabili.
Non basta. L’articolista riporta virgolettata una dichiarazione contenuta nel rapporto Eures: “consolidando – sottolinea il dossier – un processo di femminilizzazione nella vittimologia dell’omicidio particolarmente accelerato negli ultimi 25 anni, considerando che le donne rappresentavano nel 1990 appena l’11,1% delle vittime totali”. Il dato in sé non è commentabile perché sarebbe significativo se le condizioni delle donne, dal 1990 ad oggi, fossero rimaste immutate. In realtà le donne sono uscite enormemente dalle mura familiari, lavorando e girando per strada molto di più: quindi possiamo ragionevolmente supporre che anche, scippi, incidenti, infortuni possano essere aumentati. Sono dati, quindi, non comparabili. Ma il tono della frase tradisce la tesi di fondo dell’articolo, ben specificata nel titolo.
Questo tipo di giornalismo non aiuta a capire e consolida gli stereotipi, incentivando la crescita di opposti schieramenti che poco aiutano alla comprensione delle vite degli altri.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/11/19/femminicidi-ogni-due-giorni-viene-uccisa-una-donna_cc33c7e8-81c2-46fa-b1d6-f577eedfb727.html

Violenza sulle donne- una vittima ogni due giorni - Cronaca - ANSA.it 2014-11-19 15-12-54b

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