VIVERE IN MULTITASKING

Uno degli effetti più vistosi, ma più profondi, della rivoluzione informatica avviata il secolo scorso è il multitasking. Con questo termine viene indicata quella procedura di lavoro che vede l’apertura contemporanea di più “finestre” sul monitor del computer, più processi allo stesso tempo: quindi, l’effettuazione di più compiti durante lo stesso tempo. Cosa comporta questo modo di lavorare?
L’effetto principale è un frazionamento dell’Attenzione che viene dispersa sui vari compiti. In realtà – se abitualmente lavorate in multitasking lo sapete già – l’attenzione è sempre e solo dedicata al compito del momento. Se sto scrivendo una lettera posso, per qualche secondo, aprire la finestra del social network preferito per controllare se qualcuno mi abbia contattato e, immediatamente dopo, aprire un’altra finestra per far partire la riproduzione di un brano musicale: infine, torno alla mia lettera. Ogni volta l’attenzione non è contemporanea su tutte le attività, ma dedicata al singolo segmento. Ciò che viene sollecitata è la connettività, la capacità di tenere dei “nessi attivi” tra le varie componenti. Possiamo dedurre, quindi, che chi lavora in multitasking riesce meno a concentrarsi a lungo su un singolo compito, ma riesce di più a mettere in relazione e le varie azioni.
Sembrerebbe che il multitasking sia una modalità vincente, ma nella vita niente è gratis. Lavorare contemporaneamente su più cose, anche se l’attenzione si sposta solo per qualche secondo, obbliga ad un lavoro cognitivo per “tenerle insieme” e ciò è dispendioso. Per esempio, ad ogni salto da un’attività all’altra è necessario un tempo di adattamento per riprendere il filo: nel complesso, rispetto allo svolgimento di ogni singola attività, ci vuole un 40% di tempo in più. Inoltre, non tutti sono in grado di mantenere uno standard qualitativo ottimale rispetto agli stessi compiti affrontati uno per volta. Infine, lo stress generato da questa sollecitazione cognitiva necessita di una superiore secrezione di ormoni come l’adrenalina e – si sa – che questi determinano un aumento delle capacità a breve termine ma un peggioramento se prolungato nel tempo.
La nostra “società 2.0” vede il multitasking come la normalità. Basta dare un’occhiata in qualsiasi luogo in cui ci sono più persone per vederle tutte “connesse” e impegnate in più attività. Dai ragazzi nativi digitali a salire, tutti si trovano sempre più spesso a lavorare in multitasking (le casalinghe lo fanno da sempre). Bisogna pagare i prezzi di questa nuova modalità di vita, soprattutto per chi non può fare altrimenti. Quindi si può dare qualche utile suggerimento.
Per prima cosa potete stabilire l’ordine di importanza delle varie attività: fate soprattutto quella e, quando vi va di “staccare” badate alle altre. Provate a fissare prima il tempo per svolgere l’attività principale, così da non trovarvi a non concluderla. Se giungono sollecitazioni esterne che non potere rinviare (mail, messaggi, telefonate…) affrontatele subito e chiudetele. Programmate anche una o più pause.
Naturalmente, anche questo articolo è stato scritto in multitasking.

Per approfondire: “L’illusione del multitasking”; Guido Sarchielli, Psicologia Contemporanea n. 235

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