COL RITMO IN CORPO

Praticamente in tutte le culture e in tutte le civiltà il movimento è parte integrante della musica. È in base al ritmo che balliamo, che ondeggiamo il nostro corpo e che battiamo il piede. Il nostro cervello mette in moto tutto un sistema complesso che interessa sia le parti più antiche – che condividiamo con rettili e d uccelli – sia quelle peculiari umane. Il cervelletto, in particolare, sembra che sia il nostro personale metronomo.
La musica, quindi, è un’esperienza talmente profonda che bisogna proprio impegnarsi per non farsi trascinare nel ritmo. Quante volte vi siete trovati a muovervi senza accorgervene. È talmente connaturato con noi che le parole “musica” e “ballo” sono assolutamente inscindibili.
Naturalmente, possiamo controllare e domare questo senso di “movimento necessario” nell’ascoltare musica. I due cori che vi propongo vi mostrano proprio come si possa “controllare” il proprio corpo. Cantare il “Va pensiero” di Verdi è ben diverso che cantare un brano di Jobim, a parità di coro. Nel secondo caso sembra che la musica si impossessi dei corpi dei coristi: tutti ondeggia, battono il tempo, si lasciano andare al ritmo col proprio corpo.
Come afferma uno studioso statunitense, Daniel Levitin, musicista e neuroscienziato, addirittura i movimenti del musicista che suona, influenzano il gradimento degli spettatori.

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