ARCHEOLOGIA DA STORYTELLING

Mi sono trovato a fare il turista nel sito archeologico di Selinunte, in Sicilia. Una bella giornata di sole e gli scavi davanti a me. Ho cominciato a girare e mi accorgevo che ero stato incauto a venire senza aver portato una guida. Il sito è enorme e dispersivo. I resti sono in gran parte frammentati e le folte erbacce danno un senso di trascuratezza. La percezione della Storia era forte ma, al contempo, anche di smarrimento. Cosa mi mancava?
Mancava una storia, mancava una narrazione. I pochi cartelloni – per lo più sbiaditi e illeggibili – non riuscivano a farmi immaginare la vita che si svolgeva a Selinunte. Mi mancavano i fatti che avevano portato Selinunte a crescere, prosperare, combattere ed essere distrutta e abbandonata.
Ho pensato al sovraintendente che curava il luogo. Il biglietto per entrare è congruo, quindi i visitatori si aspettano un servizio legato al sito stesso. Immaginavo, quindi, che fosse abbastanza semplice fare dello storytelling: bastava un piccolo depliant con la storia, una cartina e dei cartelloni che illustrassero i percorsi.
In una società occidentale, intrisa di narrazioni (cinema, tv, libri, internet…), ciò che non è narrato diventa deludente, come fosse incompiuto. I nostri “gestori di storia” dovrebbero andare tutti a scuola di storytelling. Solo così l’immenso patrimonio storico diventerà la prima industria del paese.

Acropoli di Selinunte- primi resti - Flickr - Photo Sharing! 2014-10-13 11-22-12

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