SONO FINITI GLI UOMINI-BANDIERA

Oggi compie 38 anni Francesco Totti, calciatore della Roma per tutta la sua carriera, dalle giovanili ad oggi. Un caso ormai raro quello dell’uomo che si identifica completamente nella “sua” squadra, nella squadra della “sua città”. Se in passato erano frequenti i calciatori che diventavano essi stessi rappresentazione della squadra-città – come Bulgarelli nel Bologna, Mazzola nell’Inter, Juliano nel Napoli, Rivera nel Milan e tanti altri – oggi è diventato rarissimo, apparentemente anacronistico.
Nel corso della sua evoluzione da sport a spettacolo, il calcio ha perso la sua connotazione di identificazione collettiva. Oggi è la norma avere le squadre che schierano un collage di nazionalità in cui uno o due calciatori sono italiani (neanche della città della squadra).
E’ meglio o è peggio? Difficile rispondere se si è in cerca di una verità. E’ possibile, però, comprendere perché le tifoserie (quelle vere, non gli estremisti violenti che si nascondono dietro il tifo) sono diventate così intransigenti con le proprie squadre: appena smette di vincere e convincere partono fischi, scioperi del tifo e mitragliate ad alzo zero attraverso le famigerate “radio del tifo”. Se il calcio è diventato spettacolo, così come un’opera lirica o un concerto, ogni minima stecca, stonatura o imperfezione nella messa in scena, genera fastidio e la sensazione che i tanti soldi spesi non valgano la rappresentazione. Fischi dal loggione, quindi.

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