VIDEOGIOCHI E VIDEOGIOCATORI – Intervista a Stefano Silvestri (The Game Machine)

dal sito (chiuso) psicologiadellaudiovisivo.it ripropongo questo articolo del 2004

E’ possibile considerare i VG come la vera tv interattiva?
Dipende, perché in molti casi si sostituiscono alla televisione. Se si intende la televisione come forma di intrattenimento – guardare un film, giocare un videogioco – allora i due media sono sostituibili. Posso decidere se vivere passivamente una storia guardandola alla televisione, oppure decidere se voglio viverlo attivamente, giocandolo. La televisione è, però, tante altre cose: è informazione, è cultura (vedi Quark, gli speciali, gli approfondimenti politici): la TV è uno scatolone entro cui sono contenute molte più cose rispetto ad un videogioco. Il videogioco si può sovrapporre alla televisione, quindi, solo dal punto di vista dell’intrattenimento.

Da giocatore di VG, qual è il fascino maggiore del gioco informatico?
E’ la sensazione di esserci. Accade anche con i film. Io una volta ho scritto un articolo in cui parlavo del bordo del televisore. Sia che il televisore sia grande, sia che il televisore sia piccolo, c’è un momento nel quale ciò che stai vedendo ti cattura al punto che il televisore finisce per occupare tutto il tuo campo visivo. Ti sembra di esserci dentro. Quando, invece, la trasmissione non è interessante, inizia la pubblicità o suona il telefono, di colpo ti accorgi che stai guardando un soprammobile. Il videogioco, dal momento che trasforma chi è dall’altra parte dello schermo in un protagonista, favorisce quel processo di immedesimazione. Per cui, la cosa bella del VG è che, se ci si lascia andare, le emozioni che è capace di suscitare sono molto più forti: perché quando si corre inseguiti da qualcuno, da un cattivo o da un mostro, siamo noi che scappiamo. Guarda caso, per il vostro articolo avete preso proprio la copertina del numero in cui ho scritto la recensione di un gioco (Paolillo, 2004) del quale sono stato sempre appassionato, Thief – Deadly Shadows . In questo gioco c’è un livello che è talmente “disturbante”, ma al tempo stesso molto coinvolgente, che io ero veramente a disagio quando mi trovavo a muovermi in quel livello. E, quando alla fine venivo inseguito da queste creature indistruttibili, riprendendo uno dei classici del cinema ovvero il “cattivo indistruttibile” (l’identità che ti insegue e da cui non puoi scappare), io ero proprio angosciato. L’adrenalina che sono in grado di far scorrere i VG è decisamente superiore a quella dei film.

Sei più sollevato quando sfuggi al mostro o quando lo batti?
Personalmente, quando lo batto. In tutti questi giochi, in cui devi infiltrarti in certi luoghi senza farsi vedere, il personaggio è volutamente debole: non è il classico gioco in cui si arriva con il mitra in mano e si ammazza tutti. Il meccanismo psicologico di questo gioco, secondo me, è molto bello perché mette il giocatore in una posizione di inferiorità. Ti prende già per stanchezza perché la tua energia non è illimitata ma, soprattutto, la perdi anche abbastanza in fretta: pochi colpi e sei morto. Le munizioni sono limitatissime e gli altri sono molto più forti di te. Questa posizione di inferiorità ti costringe a dover scegliere delle tattiche evasive. Ti muovi con quella sensazione di minaccia incombente, di pericolo costantemente dietro l’angolo: è una cosa che mette una certa apprensione. Se si affrontasse il gioco con una posizione del tipo “tanto sono il più forte, il più grosso, il primo che mi passa davanti lo ammazzo”, diventa ovviamente un altro tipo di gioco. Per tornare alla tua domanda, io, nonostante sia il più debole, ammazzo sempre qualunque nemico ci sia sul livello, anche se lontanissimo e che non mi potrà mai intralciare. La sicurezza che ho quando c’è finalmente tutto il livello pulito e sono l’unico superstite, è impagabile. Ci sono dei miei amici, che hanno psicologicamente un approccio diverso e preferiscono lasciare tutti vivi, limitandosi a concludere il livello.

Cosa potrebbe “esportare” il mondo del VG verso cinema e televisione?
Siamo in una fase in cui, per quello che i VG hanno da dare, hanno “già dato”. Te lo dice uno come me che vive di VG ed è appassionatissimo di VG. I VG hanno offerto al mondo del cinema un linguaggio visivo, che poi si è materializzato nella regia, nel montaggio, nelle sceneggiature. Quante volte si sente ormai dire che un film è come un grande VG. Questo proprio perché il VG ha, nella sua struttura, dei canoni che possono essere ripresi dai film. Per esempio, un tema classico dei VG, e poi ripreso dal cinema, è quello in cui si diventa sempre più grandi e più potenti, il nemico che si incontra è sempre più grosso, sempre più potente. Oltre i famosi Tomb Rider o Mortal Combat , che sono film presi direttamente da VG, ci sono molti film in cui il protagonista arriva, prima uccide lo scagnozzo, poi uccide il braccio destro e, infine, arriva lo scontro finale, catartico, con il cattivo finale. E’ probabile che questa struttura sia stata mutuata dai creatori di VG, a loro volta, dai tanti racconti cinematografici e, una volta evoluta e adattata ai VG, è stata ripresa dai film. Ci sono dei fumetti che sono stati presi dai VG e viceversa; lo stesso accade con i libri. Per quanto il discorso letterario è meno spiccato rispetto ai film. Ci sono tanti libri che sono stati creati da saghe di VG di particolare successo. Blizard è una società californiana che, ad esempio, ha creato un gioco che si chiama World Craft : l’universo di World Craft è diventato un fenomeno di tale successo, capace di attirare milioni di giocatori. Ci sono scrittori americani che hanno scritto dei libri che prendono spunto dagli eroi che si possono “guidare” nel VG.

E la televisione, in tutto questo?
La televisione non la vedo molto attinente al mondo dei VG. Ci sono dei VG che si sono ispirati alla televisione: l’unico film che mi viene in mente è uno di quelli minori The Running Man con Schwartznegger. Quello è un film in cui la televisione poteva prestarsi a questo interscambio, in cui, alla fine, tutto è un gigantesco gioco ripreso dalle televisioni. Ci sono stati dei VG che hanno ripreso questo spunto (es. Insider , o The Hunter ) in cui il protagonista è un condannato alla pena capitale, la cui unica possibilità di evitare l’esecuzione è di prendere parte ad un gigantesco gioco, ripreso dalle telecamere: praticamente vengono buttati in questa arena e quello che sopravvive avrà garantita la vita. Questi, probabilmente, sono stati i pochi scambi che ci sono stati. Del resto il format dei VG è molto diverso da quello televisivo.

Secondo te, The Sims , il gioco in cui si simula di essere un personaggio, con una sua personalità, in un mondo di altri personaggi, potrebbe essere il primo reality show?
Si, potrebbe. Però somiglia di più ad una soap opera. Senz’altro l’idea de il Grande Fratello può essere correlabile, però vi sono tante variabili che sfuggono. Per esempio, The Sims On Line è la trasposizione a livello di gioco di ruolo di massa di The Sims . Attualmente il gioco sta avendo un pessimo successo perché alla fine manca un qualcosa che ti invoglia ad andare avanti e si è trasformata in una gigantesca “chat animata”; ma, soprattutto, si sono create una serie di dinamiche sociali che non erano previste dallo sviluppatore e che hanno inficiato la bontà del gioco. Ad esempio, ci sono i whimpers , dall’inglese “piagnucolare”, che arrivano in giardino e si mettono a piangere e tu devi dargli dei soldi per farli andare via, altrimenti stanno tutto il tempo a piangerti in giardino. Oppure ci sono dei racket come, ad esempio, quello in cui devi pagare il pizzo altrimenti vengono e ti distruggono tutta la struttura che hai creato.

Hanno introdotto la vita reale.
Esatto. Il problema, però, è che la televisione è finzione. Prendi un Grande Fratello in cui possono accadere queste cose: il format televisivo cesserebbe di esistere. Mentre ci può essere un certo grado di sovrapposizione tra cinema e VG, perché sono essenzialmente delle storie, con un inizio e una fine, la televisione è quella mezzora di completa finzione che si basa su regole che non possono essere mutate. Se nel Grande Fratello potesse entrare una persona che si mettesse a piangere in salotto, cosa succederebbe? La trasmissione andrebbe a monte (o forse diventerebbe interessante, dipende dai punti di vista). Insomma, vedo tra TV e VG meno possibilità di interlacciamenti rispetto al cinema.

Gli sviluppi del VG quali potrebbero essere?
Vi sono sviluppi tecnici e sviluppi contenutistici. Quelli tecnici saranno notevoli. L’hardware per PC è sempre più potente: io stesso assisto a delle cose che non avrei neanche lontanamente immaginato. Queste nuove possibilità tecniche permettono nuove libertà espressive. Per fare un esempio, l’introduzione della terza dimensione non è stata una questione puramente estetica: siamo passati da un gioco come Pac Man ad un gioco come Pac Man in 3D. La possibilità di creare in tre dimensione ha generato tutto un nuovo tipo di giochi che non erano concepibili perché tecnicamente irrealizzabili. Posso immaginare delle evoluzioni che vedono delle grafiche sempre più realistiche, delle mappe sempre più grandi, soprattutto per un tipo di gioco (es. Mafia ) in cui c’è un personaggio che vive una sua vita all’interno di città che sono vere, pulsanti, con mappe enormi. In uno di questi giochi ho perso un’ora della mia vita a seguire una persona per vedere cosa faceva. Ed era bellissimo notare che questa persona sembrava dotata di vita propria. Mi ricordo che ho cominciato a seguirla da quando è uscita di casa: è una bella donna, mi sono detto, vediamo cosa farà. Che poi, tra l’altro, nel gioco si vociferava che fosse anche una prostituta. Anziché seguire il mio corso nell’avventura che era quello che avrei dovuto fare, il videogioco mi ha permesso una tale libertà d’azione da disinteressarmi di quella che era la mia trama. E l’ho seguita nel negozio o quando è andata a fare la spesa: poi ha iniziato a piovere ed ha aperto l’ombrello. Ed era affascinante stare a vedere questa persona, anche se la mia osservazione era un dettaglio talmente marginale che nessuno se ne sarà accorto; ma se si fossero concentrati su quel singolo individuo avrebbero visto che io ero lì da qualche parte. E la cosa sbalorditiva è che, quando poi lei è salita a casa, io l’ho seguita per le scale e, arrivati davanti alla porta di casa sua, si è girata e mi ha detto: “adesso smettila di seguirmi”. Probabilmente ciò è accaduto perché non era un personaggio così marginale, perché i designer avevano voluto che avessi delle informazioni su questo personaggio e, forse in modo estremamente lungimirante, avevano pensato che qualcuno avrebbe potuto fare quello che ho fatto io e hanno inserito nello script questa battuta. Però ti lascio immaginare come sono rimasto di stucco. C’è però un altro sviluppo del VG che è di tipo espressivo. Una cosa su cui ci arrovelliamo molto spesso noi addetti ai lavori è se il VG sia arte o meno. Tutti noi abbiamo l’ambizione di lavorare in un ambiente artistico e non solo ricreativo. Su questo aspetto ho molti più dubbi. Il VG ha tutte le potenzialità per diventare arte e ci sono degli artisti che stanno già provando a fare dei VG come delle forme d’arte. Nel numero di settembre di TGM c’è uno speciale in cui degli artisti all’avanguardia che hanno deciso di prendere dei motori grafici di giochi già esistenti e cambiarli completamente per visualizzare cose visivamente impressionanti. Ho visto, ad esempio, la foto di un soldato che muore ed al posto del sangue escono petali di rose.

E’ ipotizzabile un mercato “d’essai”per i VG?
I VG ora costano tantissimo. Nelle mille scelte su cosa e come farlo, il peso del budget è fondamentale. Ciò implica che se il VG non è di cassetta, non viene neanche più fatto. Manca una Miramax, cioè manca una software house che decida autonomamente progetti dall’alto valore contenutistico e non solo di cassetta. Anche i piccoli realizzatori indipendenti, per essere poi distribuiti a livello mondiale, devono affidarsi al grosso distributore che tende a mettere delle condizioni sul gioco altrimenti non te lo distribuisce.

Vengono già usati i VG per formare il personale nelle aziende?
Già accade. Se è per questo ci formano anche gli eserciti. Vengono formati i piloti d’aerei da decenni, con i vari simulatori di volo (vedi anche l’iter di formazione di alcuni degli attentatori alle Twin Towers). Ho notizia di giochi simulativi per ricreare situazioni aziendali, sia private che pubbliche. America’s Army è un simulatore di guerra finanziato dal Pentagono e serve per fare propaganda all’esercito americano. In questo VG si simula, dalle fasi iniziali fino ai combattimenti veri e propri, proprio con le armi in dotazione all’esercito americano, le divise in dotazione, le strutture in dotazione. Per dire fino a che punto vengono usati, mi viene in mente Los Angeles in cui si svolge la più grossa fiera mondiale di VG e l’anno scorso, io ero in coda per entrare come tanti altri, per due volta di fila è arrivato un elicottero Apache che si è fermato a trenta metri d’altezza su di noi: funi che calano giù, marines in mimetica che scendono, ti danno la copia omaggio del gioco e se ne vanno. Questo è l’esempio di come un’amministrazione pubblica usi il VG per scopi propagandistici.

I VG tendono più a rappresentare la realtà oppure ad elaborarla?
Si è partiti con l’elaborazione, per il semplice motivo che non si poteva tecnicamente ricreare la realtà. Il mio predecessore alla direzione di TGM sta producendo dei film d’animazione (Max Remoti?) in computer grafica. Ha prodotto un cortometraggio tempo fa che si intitolava “ L’uovo ”. Una storia molto triste e adulta, quindi molti successi di critica e pochi di mercato. Lui aveva scelto dei charapter designer dei personaggi molto accentuati. Quindi i visi erano abbastanza ovali, i nasi poco accennati, gli occhi che erano solo due pallini neri. Una scelta poco tendente alla riproduzione del reale. Quando gli ho chiesto perché avesse fatto questa scelta, lui mi ha risposto: “semplice, perché non avevo il computer abbastanza potente per fare le facce come fanno alla Pixar ”. I VG erano una volta molto poco realistici proprio per i limiti delle macchine. Oggi è diventata soprattutto una questione di texture , di illuminazione. Parlavo qualche giorno fa con i tecnici della Anvidea e gli ho chiesto perché, quando entro nella stanza di un VG, per quanto sia realistica, non è mai come entrare nella stanza di casa mia? Perché c’è quel faretto che genera fotoni che rimbalzano sulle superfici che, a loro volta, hanno il loro grado di rifrazione e così via. Le future schede video calcoleranno anche questo. La tendenza, con il progredire della potenza delle schede video, è verso il massimo realismo. Ho visto dei giochi in prossima uscita in cui sono state calcolate le venuzze sul naso. Sono dei giochi. I creatori giocano con i loro giochi e riescono a divertire perché si divertono.

Chi sono i lettori di TGM?
The Game Machine è una rivista nata pionieristicamente nel 1989, periodo nel quali i VG non erano un fenomeno di massa. Ci sono dei lettori che non ci hanno mai abbandonato da allora ad oggi. Sono persone che oggi sono più che quarantenni. Poi si sono aggiunte le nuove leve. Un pubblico estremamente eterogeneo, dai dodici ai quarantacinque. Mi rendo conto che, quando scrivo i miei editoriali, tendo a scrivere per un pubblico dai venticinque anni in su e devo sforzarmi di tenere a mente che mi leggono anche degli adolescenti. E’ un pubblico molto appassionato. Tre anni fa abbiamo aperto il sito ed è stato un crescendo. Abbiamo quasi la metà dei lettori che, dopo aver comprato la rivista, vanno sul sito.

Che genere di film o che autori preferisce?
Sono abbastanza onnivoro. Mi piace tutto quello che è bello. Mi è piaciuto Matrix o Un affare di gusto , film francese, su una persona che aveva problemi a vivere la vita e si era cercato un assaggiatore che, prima si occupasse del cibi, poi gli assaggiasse la vita. Si era, quindi, creato un rapporto empatico tra i due per cui uno trasferiva le emozioni all’altro. Vado spesso al cinema, anche perché perché ho fondato una rivista che si chiama Cult Fiction che si occupa di cinema e televisione.

Vede spesso film a noleggio?
Generalmente noleggio i DVD ma, se sono film che non sono ancora arrivati in Italia, li scarico.

Vede programmi in tv?
La tv credo di non averla mai guardata un granché. Se guardo qualcosa sono prevalentemente i telegiornali e i documentari scientifici. Fanno eccezione anche alcune serie tv, come i Soprano’s

Se volesse mettere una telecamera in un posto del mondo per rappresentare i nostri tempi, dove la metterebbe?
In bagno. Il luogo scevro da qualunque forma o impostazione. Lì anche Bush diventa solo George.

Il suo VG ideale dove si ambienterebbe?
Ho amato tantissimo il VG di Blade Runner , perché mi piacciono molto quelle ambientazioni. O anche quelli che uniscono il medioevo, la magia, le religioni, la scienza e le tecnologie.

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