SINTASSI TELEVISIVA CONTEMPORANEA, OVVERO DEL MOVIMENTISMO A PRESCINDERE

Ipotesi 1: i movimenti di camera nella sintassi della ripresa della regìa contemporanea sono di molto superiori al passato

Ipotesi 2: l’aumento del dinamismo della ripresa è frutto del seguente sillogismo: nei programmi di una volta si faceva poco movimento delle camere; se voglio fare una regìa diversa devo aumentare il dinamismo; un programma con una regìa dinamica nella ripresa è moderno

Ipotesi 3: gli effetti del dinamismo nella ripresa sono complessivamente un danno alla comprensione dell’azione scenica e, quindi, della fruibilità dello spettatore

Nella storia della televisione, non solo italiana, si è assistito ad un’evoluzione del “linguaggio”. Come nel cinema, i professionisti della televisione – e soprattutto i registi – hanno sperimentato varie forme stilistiche, varie combinazioni di “confezionamento” dell’immagine tv. La perplessità nasce dalle modalità con cui si è proceduto alle sperimentazioni. L’istanza a cui è sembrato rispondessero le variazioni nei modi di riprendere un evento è sembrata più quella di “differenziarsi dal precedente” piuttosto che “aderire ed esaltare sempre più al contenuto”.
Un tentativo per provare a verificare empiricamente questa sensazione è possibile farlo confrontando due tranci di televisione simili ma distanti nel tempo. Ho trovato in rete il balletto della sigla di Canzonissima 1971 (regìa di Eros Macchi) e un balletto nel programma I Migliori Anni del 2011 (regìa di Maurizio Pagnussat).
Ho provato a prendere in considerazione due parametri: ritmo di montaggio e movimenti di camera. E’ conclamato che il senso del ritmo audiovisivo viene dato dalla combinazione di questi due elementi che vanno a formare la sintassi dell’audiovisivo stesso. Il ritmo nel montaggio è funzione della cadenza della successione delle transizioni, ovvero soprattutto di stacchi e dissolvenze. I movimenti di camera sono verificabili nell’esperienza del fruitore, ovvero del telespettatore, tanto dai movimenti reali delle telecamere (panoramiche e carrelli) quanto dai movimenti apparenti, cioè i movimenti ottici definiti zoomate.
In coda all’articolo troverete le schede dei due video presi in esame ed i relativi link. Le conclusioni a cui si arriva è che se il ritmo in montaggio vede una leggera dinamicità in più per la regìa contemporanea di Pagnussat, dall’altro vede quest’ultimo propendere per un’intesa movimentazione delle camera. Praticamente, tre scene su quattro consistono in movimenti di camera, siano essi di zoom o di camera.
A questo punto viene spontaneo domandarsi quale stile di regìa sia meglio. Difficile dirlo, perché lo stile è una componente del gusto che è soggettivo per definizione. E’ possibile, però, fare qualche considerazione. La prima è che possiamo dire verificata la prima ipotesi: l’accelerazione nel ritmo del montaggio (sia esso in registrazione, sia in diretta) è una cifra linguistica comune a tutti i prodotti audiovisivi. In questo ha fatto scuola una prassi soprattutto statunitense che, attraverso i film ed i telefilm, ha educato il pubblico ad un montaggio sempre più serrato, denso: il massimo del significato col minor numero i secondi. Uno stile molto pubblicitario, da advertising.
La seconda considerazione è che appare verosimile la seconda ipotesi. Ad una attenta visione è facile notare come gli stacchi nel video più recente siano generalmente fuori tempo e che, quindi, entrino in dissonanza con l’azione dei ballerini. Una sequenza incalzante di movimenti delle camere che sembra frutto di un’ansia da prestazione e che può avere, come effetto collaterale nello spettatore, connotazioni ansiogene. Ciò perché tutto ciò che il cervello trova “non facile” da comprendere – che necessita di un’elaborazione – costituisce una fatica, una sollecitazione nella produzione di senso da parte dello spettatore. Nel balletto in particolare, la fruizione ideale è quella teatrale, ovvero col punto di vista di uno spettatore al centro della platea di un teatro: ciò proprio per esaltare il lavoro dei danzatori, il loro movimento coordinato. Il movimento della camera con inquadrature che non mostrano il movimento collettivo obbligano chi guarda a “ricostruire” nella sua mente l’azione di tutti i ballerini, così da poter mettere in relazione la successione delle inquadrature.
Infine, possiamo dire che appare verosimile anche la terza ipotesi che vede il permanere il dubbio sulla gradevolezza della sintassi televisiva contemporanea, almeno per quanto riguarda un balletto. Soprattutto se si considera che negli ultimi venti anni sono cresciute varie generazioni di telespettatori che hanno consumato migliaia di videoclip, una delle forme più sofisticate di riprese audiovisive in relazione alla musica. Il pubblico, quindi, è abituato ad una “pulizia”, ad una precisione che difficilmente non salta agli occhi quando il prodotto è realizzato con criteri che non siano adeguati agli standard imperanti.
Per concludere, si hanno molte perplessità sulla effettiva gradevolezza, consapevole o inconsapevole, per gli stili di regìa contemporanei che abbiano i tratti di un “movimentismo a prescindere

SCHEDA 1

“Chissà se va” (balletto sigla di Canzonissima 1971 – regìa Eros Macchi) 3’ 00”

Stacchi/diss – 43 – 4,18 stacchi/sec
Zoom – 1
Pan/tilt/carrello – 7
Movcamera (zoom+pan/tilt/carr): 8 – 16%

SCHEDA 2

“Balletto Abba” (balletto programma I Migliori Anni 2011 – regìa Maurizio Pagnussat)

Stacchi/diss – 50 – 4,52 stacchi/sec
Zoom – 24
Pan/tilt/carrello – 12
Movcamera (zoom+pan/tilt/carr): 36 – 72%

Canzonissima 1971

I migliori anni

Canzonissima 1971

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