FLASHBULB TELEVISIVI

dal sito (chiuso) psicologiadellaudiovisivo.it ripropongo questo articolo del 2005

Un evento planetario. Papa Giovanni Paolo II muore dopo l’agonia mediatica. Fedeli, credenti ed estimatori del pontefice sono coinvolti e travolti da un’ondata emotiva. Le immagini della televisione ci fanno essere tutti, contemporaneamente, nello stesso evento e dal medesimo punto di vista, quello della telecamera. Certe immagini che abbiamo visto rimangono in mente e rimangono parte integrante del ricordo: anzi, alcune immagini particolari, che si trasformano poi in ricordi, sono tratte proprio dalle immagini televisive.

Come l’aereo che si schianta nelle Twin Tower a New York, l’urlo di Marco Tardelli nella finale del mondiale di calcio, la strage di bambini nella scuola di Beslan e, andando indietro nel tempo, l’agonia di Alfredino Rampi a Vermicino: tutti eventi della storia che noi italiani abbiamo serbato nella nostra memoria indentificandoci con quell’immagine.

GPII-morte

“I ricordi flashbulb sono ricordi di una vividezza particolare tali da farli apparire come immagini chiare e distinte, quasi fotografiche, di una certa scena alla quale la persona ha assistito. Nella “fotografia” è incluso tuttavia non solo la scena ma anche il soggetto stesso che assiste alla scena (…) sono solo uno dei modi con cui vengono mantenute in vita le memorie collettive. Quando accadono eventi carichi emotivamente, , le persone hanno necessità di fronteggiarli e di elaborarli. Uno dei modi più naturali è quello di condividerli (…) la condivisione sociale può portare ad una convenzionalizzazione dei ricordi ” [Smorti, 2003]. I flashbulb, dunque, come elementi della storia e della memoria.

Abitualmente i flashbulb si generano per eventi che ci scuotono emotivamente come, ad esempio, un terremoto. Per cui la sedimentazione del ricordo dello stesso evento riguardava tutti quelli che lo avevano subìto. Nel corso dell’ultimo secolo la penetrazione sempre più capillare avuta dai media ha permesso di allargare progressivamente il numero di persone che erano in grado di “partecipare” agli eventi , seppur attraverso il media . Prima la radio e, poi, la televisione hanno reso la partecipazione un fenomeno di massa: prima a livello nazionale, poi internazionale e, infine, planetario. La televisione soprattutto ha permesso di avvicinare nelle varie culture la percezione degli eventi storici. Le immagini proposte e riproposte della caduta del muro di Berlino hanno permesso a tutti (diversamente da chi era lì) di ragionare sulle stesse immagini. Neisser [1982] considera i ricordi flashbulb come pietre miliari della storia nazionale perché si riferiscono a momenti della vita nel quale la storia dell’individuo incontra la storia collettiva.

Quanta storia, dunque, viene fatta con le immagini che ci propone la televisione? A differenza del cinema, che ci consente di diluire la fruizione nel tempo, la televisione ha la potenza della diretta, ovvero della contemporaneità tra evento e visione . Anzi, potremmo dire che molti eventi sono cresciuti di importanza perché la trasmissione televisiva ha connotato quegli eventi come un flashbulb . Lo sport è stato l’ambito in cui maggiormente si è realizzato questo fenomeno. La famosa partita ai campionati mondiali di Spagna tra Italia e Germania ne è un esempio. In fondo, è una partita in un paese lontano e senza la televisione sarebbe stata solo una delle tante partite della Nazionale. Nessun filmato registrato avrebbe potuto, però, realizzare quell’effetto di comunanza e condivisione che, al momento dei gol, ha fatto urlare tutti nelle proprie case. Tutti hanno sentito urlare nelle case affianco, in quelle di fronte, lungo la strada. E’ come se, attraverso la visione contemporanea collettiva ma privata al tempo stesso, la memoria collettiva abbia potuto saldarsi in un’unica forma emotiva comune a tutti, senza dovere essere fisicamente tutti nello stesso posto .

Ciò che i flashbulb televisivi ci hanno donato è la perdita della dimensione fisica dello spazio nella formazione della memoria collettiva (“è importante esserci”) per dare vita alla dimensione reticolare dello spazio in cui generare la memoria collettiva (“è importante assistervi”). Come potremmo altrimenti interpretare le centinaia di migliaia di persone che hanno assistito ai funerali di Giovanni Paolo II a Roma ma in un luogo distante chilometri dal feretro? Chi a Roma in piazza del Popolo, chi in Polonia, chi a Calcutta. Non c’era alcuna comunanza spaziale (vedevo la bara, vedevo l’altare, vedevo la cupola) ma solo una comunanza mediatica (ho visto l’immagine sia della bara, sia dell’altare, sia la cupola, delle facce dei presenti, della quantità di gente dall’alto, dei pellegrini…). Giovanni Paolo II, il Papa dei media, aveva ben compreso questo fenomeno. La sua ultima benedizione Urbi et Orbi, con il tentativo strozzato di proferire parola, è stato l’ultimo flashbulb tra i tanti che ha creato. La storia è passata sempre dai gesti simbolici. Ma oggi non si propaga attraverso la narrazione orale o scritta, sempre esposta ai facili travisamenti, bensì attraverso l’occhio televisivo. La nostra percezione della nostra storia passa in buona parte dai flashbulb televisivi.

Bibliografia

• Neisser, U.; “Snapshot or Bencmarkes? Memory Obserbed: Remembering in Natural Contest”; San Francisco, 1982; W.H . Freeman
• Smorti, Andrea; “La psicologia culturale”; Roma, 2003; Carocci

Tardelli-Spagna82

TwinTowerAttack

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