LA DOMANDA, L’OFFERTA E MASSIMO TROISI

dal sito (chiuso) psicologiadellaudiovisivo.it ripropongo questo articolo del 2004

 Un po’ di anni fa Massimo Troisi si affacciava in programma televisivo e, con la sua aria malinconica e sofferente, diceva: “Io non leggo mai, non leggo libri. Perché cominciare a leggere ora che sono grande? I libri sono milioni e milioni: non li raggiungerò mai! Perché io sono solo a leggere e là sono milioni a scrivere”.

Nelle nostre striminzite ventiquattr’ore dobbiamo farci entrare il sonno, il lavoro, la famiglia, gli amici e, se non ci sono altri impegni, anche lo svago. A molti di noi capita di noleggiare un film in cassetta o dvd e tenerlo, ben oltre i due giorni canonici, perché non abbiamo il tempo di vederlo. Volendolo evitare, possiamo fare come i nottambuli che sottraggono ore al sonno. Oppure, a fine giornata o in un ritaglio di un pomeriggio domenicale, possiamo spalmarci su un divano e farci una dose di televisione. Ma, se la pigrizia non ci paralizza, possiamo concederci una serata per andare al cinema, magari andandoci con gli amici. Possiamo fare un mucchio di cose, quindi. Sempre, però, facendo i conti con il disorientamento su cosa scegliere tra le varie possibilità.

Oggi, di fronte all’offerta audiovisiva, possiamo avvertire la stessa vertigine di Troisi. Sono decine e decine i film che escono ogni anno. E centinaia quelli che offre la TV che, inoltre, offre anche ore e ore di programmi. Da quando la tv satellitare si è consolidata, facciamo fatica a seguire anche semplicemente i programmi che ci sono (provate a leggere con attenzione i giornali che pubblicano i programmi della settimana o del mese). Capita che, rimandando di settimana in settimana, i programmi ci scivolino tra le dita con rammarico. E se pensiamo che tra un po’ dovrebbe arrivare anche il digitale terrestre a sfornare altre decine di canali con ore e ore di trasmissioni, ci sentiamo come Massimo Troisi: “Io sono solo e quelli là mi chiedono di vedere tutta questa roba!”. La stessa vertigine che proviamo quando ci troviamo lungo le interminabili scaffalature dei supermercati e, a fatica, riusciamo a trovare qualcosa che assomigli a ciò che volevamo acquistare. Se siamo stanchi, cederemo alla solita TV dei grandi ascolti o dei film in replica ogni sei mesi.

Siamo obbligati. Dobbiamo imparare a fare un nuovo lavoro (chi naviga in internet già lo sa): dobbiamo diventare degli “scovatori”. Nella fitta foresta dell’offerta, perdiamo un sacco di tempo a capire cosa valga veramente la pena per quelle due ore stiracchiate. I più smaliziati sanno ormai veleggiare tra le proposte di quei sei o sette autori cinematografici o di quel paio di generi e frequentano cinema e DVD. I “televisionivori” optano per quel canale o quell’altro a seconda di che ore sono.

E i figli? I figli hanno gli stessi problemi, ma la loro offerta ridondante è soprattutto tra i titoli della Playstation o per il computer. Ma, almeno, possono farseli prestare prima di comprarli.
Per tutte queste ragioni, se non vogliamo avvertire la stessa scoraggiante vertigine di Troisi, noi telespettatori dovremo rassegnarci al fatto che non si può vedere tutto. Solo così potremo apprezzare ciò che vediamo, senza rimpianti per quanto ci siamo persi.

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