L’APPARENTE DEMOCRAZIA DEL WEBFORUM

Un forum o un blog con migliaia di commenti che si accalcano a ripetizione equivale all’assenza di commenti, dando l’illusione di interazione che corrisponde alla logica di presentare una massa di lettori solo teoricamente attiva ma dove l’opinione di ognuno serve solo ad accrescere il numero di contatti. Se il numero di commenti è troppo alto diviene spersonalizzante (…) accade in blog di personaggi pubblici come Beppe Grillo. Il numero dei commenti è così alto da renderli illeggibili. Il dibattito non ha alcun filo logico e la quantità attesta solo il successo di un sito e una generica ammirazione per l’autore (Gennaro Carotenuto; “Il giornalismo partecipativo”; Nuovi mondi, 2009)

La Rete è il grande evento di questo inizio di millennio. Dove c’è, la si vorrebbe più forte; dove non c’è, la si vorrebbe e basta. Si è sviluppata in modo esplosivo e – come prevedibile – ha generato anche degli stereotipi e delle false convinzioni. Uno di questi è che sia il luogo per eccellenza dell’esercizio democratico. Il problema è che internet, come tutti i manufatti umani, assume valenze positive in virtù delle intenzioni di chi la usa.
Una delle difficoltà, per esempio, è quella di espressione per chi non ha comportamenti “adeguati, ovvero conformi ai dominanti”. L’esempio del blog di Grillo è calzante ed ho avuto modo di farne un esperienza diretta.
Il commento ad un post avrebbe il compito di approfondire gli argomenti posti dall’autore, offrendo una serie di riflessioni che esprimano i vari punti di vista. Tanto più sono vari i punti di vista espressi nella discussione sotto un post, tanto maggiore sarà la possibilità di aiutare la comprensione del problema ai lettori. Però… c’è un ”però”. L’accettazione della critica e del dissenso non è alla portata di coloro che hanno una personalità “debole” che non regge l’idea di poter avere torto, l’idea che qualcuno “scopra” l’errore.
Tempo fa provai a mettere un commento nel blog di Beppe Grillo di messa in dubbio di un’affermazione del blogger genovese (non arrivai neanche ad un’opposizione dichiarata) ed il mio commento fu oggetto di invettive, dileggio e di un coro unanime censura sui dubbi da me espressi. La sensazione che ebbi nel constatare che non vi fu una sola voce che difendesse la mia posizione dubbiosa, in quanto legittima espressione della libertà di espressione, fu molto sconfortante: soprattutto perché avvenne nella prassi del silenzio-assenso del blogger. Risultato: capii che quel blog non era un “luogo” che accoglieva idee ma solo consensi al Capo come atti di fede. Naturalmente, non ho postato più commenti. Nel tempo, ho scoperto altre persone che avevano fatto la mia stessa esperienza e con gli stessi esiti.
La libertà di espressione è un segno di forza, che sia di una nazione, di un piccolo gruppo di persone o di una singola persona. La conquista e il mantenimento di questa opportunità consente l’emersione di tante idee che possono costituire il giacimento da cui trarre le soluzioni nelle situazioni di crisi. Il brainstorming funziona così.
Ma, come afferma Carotenuto, è anche la forma stessa del blog che rende inarrivabile l’idea. Inserire una proposta nella fiumana di commenti ad un post di blog molto seguito è come dire qualcosa ad alta voce in una piazza gremita. Lo abbiamo scritto, ma rimane lì. Come pure l’informazione presente nel Web, data l’enorme offerta, si perde in mille rivoli, concordi e contrastanti, pertinenti e fuorvianti. Chi cerca informazioni si trova di fronte il dilemma di sempre: è l’autorevolezza di chi ci offre un’informazione, la fiducia che abbiamo in esso, che determina il nostro grado di conoscenza e, quindi, di potenzialità democratica.
Non è tutto oro quello che luccica, dunque.

dipespersione del commento
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