Viaggiatore ad Amsterdam

Questo primo post da “viaggiatore antropologico” cercherà di aprire la strada ad una serie di scritti sulle mie impressioni nei vari luoghi che andrò a visitare. Lo psicologo che viaggia, probabilmente, gode di una visuale aggiuntiva: le persone, le loro azioni e le loro caratteristiche, diventano uno dei colori del luogo visitato.

Amsterdam, dunque.

La premessa a questi appunti è che il viaggiatore contemporaneo ha l’arduo compito di provare a vivere i posti che attraversa dovendosi misurare con gli stereotipi che ci portiamo. Amsterdam del fumo libero, dei tulipani, della libertà e della ricchezza, tanto per capirci. Poi si arriva lì e ci si può accorgere che molte cose non stanno così. Ecco perché molte notazioni saranno anche delle piccole verifiche sugli stereotipi che si agitano nel nostro bagaglio.

L’impressione più grande è stato vedere il rapporto di bramosìa che hanno col sole. Le case hanno ampie finestre, quasi a voler catturare ogni piccolo riverbero di luce. Ma, soprattutto, appena il sole si affaccia, gli abitanti di Amsterdam vanno a conquistare il loro fazzoletto di calore luminoso.

Legato all’amore per la luce del sole mi è parso di cogliere la loro indole. Mi è sembrata gente “pacata”. In cinque giorni passati a girovagare per strade e canali, non mi è mai capitato di sentire qualcuno che si arrabbiasse ad alta voce. Né gli indigeni, né gli immigrati, tantomeno i pochi esseri marginali che abbiamo incrociato. Ciò è diventato particolarmente evidente nel constatare che non ci sono madri che alzano la voce con i figli, per richiamarli all’ordine o perché hanno perso la pazienza.

Da contraltare alla flemma si può osservare la frenesia da bicicletta. Credo che gli olandesi vengono messi su una bicicletta appena nati e, appena possono, la portano da soli (probabilmente accade la stessa cosa con la lingua inglese). Li ho visti sfrecciare dappertutto con le loro biciclette e, bizzarrìa inspiegabile, la maggioranza delle biciclette sembravano senza freni. Ma, in fondo, è ovvio che corrano sui pedali: se la bicicletta è il vero mezzo di spostamento per la collettività, hanno tutti premura di andare da qui a lì. Dunque corrono.

L’uso delle biciclette mi fa venire in mente un altro aspetto che notavo, ovvero che non ho visto olandesi grassi. Qualche persona più abbondante la si trova tra gli immigrati, ma non tra gli olandesi doc. Forse un po’ il clima freddo che aiuta il metabolismo, un po’ il ciclismo imperante, ed ecco che le calorie partono.

Per tornare ancora agli immigrati, mi è capitato di notare che, al contrario di Londra dove si vedono spesso, non ho visto molti bambini figli di coppie miste. Eppure gli olandesi si fanno vanto della loro multiculturalità. Non ho una spiegazione e la mia osservazione è empirica, però mi viene da pensare che gli steccati tra persone di luoghi e culture diverse possono ancora esserci, anche se forse meno visibili all’occhio del viaggiatore. Questa impressione è coerente anche con un’altra impressione. Nei contatti che ho avuto con varie persone che svolgevano lavoro “semplici” ho trovato quasi sempre immigrati, di prima o di successiva generazione. Sarà una coincidenza, però…

Per chi si porta appresso lo stereotipo da depliant di Amsterdam come la “Venezia del nord”, mi destava un sorriso vedere tutta la marineria domestica che ho visto: battelli per le visite sui canali, motoscafi usati come macchine d’epoca tirate fuori dai garage nelle grandi occasioni, barchette minuscole a remi e le innumerevoli case galleggianti. Un rapporto intimo con l’acqua che appare la naturale manifestazione della storia olandese di sfida al mare.

Un’ultima considerazione, assolutamente personale. Ho guardato donne e uomini olandesi ed ho avuto la sensazione che le prime non fossero quasi mai sensuali. Ho visto donne scultoree, belle, curate, ma mai sensuali. Parimenti, ho visto uomini atletici, interessanti, anche se avanti con gli anni, ma quasi assolutamente privi di fascino.

Infine un’ultima considerazione sulla sostanziale libertà che si può sperimentare. In una guida di un museo ho forse trovato la spiegazione di questo aspetto della loro cultura. Leggevo: “Amsterdam attraeva molti migranti, tra i quali anche i rifugiati politici e religiosi. Molto era permesso purché l’economia prosperasse”. Un pragmatismo all’olandese.

Impressioni, dunque.

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