L’IMMAGINE DI INNESCO

L’IMMAGINE DI INNESCO

Avvertenza: questo sarà un post impopolare.

Durante e dopo la scorsa finale di Coppa Italia, giocata tra Fiorentina e Napoli, si è innescata una polemica ormai abituale della serie “il calcio è ormai allo sbando”. I fatti salienti.

Nelle ore antecedenti alla partita ci sono state delle risse e uno più svitato degli altri ha preso una pistola ed ha cominciato a sparare. Beninteso, uno che con quella partita non aveva a che fare, in quanto (scoperto poi) essere ultras della Roma. Il resto dell’evento fila via abbastanza tranquillo, testimoniato anche dai giornalisti che si sono precipitati in quelle zone. Nel frattempo è cominciata l’opera di “pompaggio” da parte degli altri giornalisti, quelli che erano smarriti a causa del ritardo e che avrebbero dovuto commentare la partita. Il crescendo delle loro filippiche morali faceva il paio al riverbero informativo che tutti i media cominciavano a fare dell’accaduto. Nel frattempo, intorno allo stadio non accadeva più nulla. E dentro lo stadio le tifoserie facevano quello che fanno abitualmente, tra petardi, fumogeni, striscioni, silenzio del tifo e uomini sulle cancellate. Ecco, proprio l’uomo sulla cancellata è diventato il parafulmine. Lui ha incarnato il male, la rappresentazione del degrado su cui scaricare gli strali. Pare che ci fossero trentamila tifosi del Napoli ed altrettanti della Fiorentina. Tutto era calmo, ma per i commentatori sembrava che stesse accadendo una guerra civile. Invitato dalle forze dell’ordine (e pare anche dal Prefetto stesso) il capitano del Napoli è andato sotto la curva a dire, proprio a quegli uomini sui cancelli, che il tifoso non era morto e che potevano stare tranquilli. La cosa è accaduta proprio così. Ed è stata così fino alla fine. Non un altro scontro, non un’altra rissa. La partita è stata decisa sul campo.

Tutto questo è diventato “lo Stato chiede il permesso ai tifosi” (smentito dalla Questura stessa), il criminale sul cancello era un provocatore che generava scontri (ma poi sono uscite le sue foto che soccorreva una persona), i politici presenti allo stadio minacciavano – urbi et orbi – provvedimenti definitivi (tutti a spese delle società di calcio che in questo caso non avevano responsabilità). Insomma, l’hanno buttata tutti in caciara, come si dice giusto a Roma.

La situazione reale qual è? Che il tifo organizzato è diventato il canale di sfogo delle persone violente, in qualsiasi parte d’Italia. Che le società di calcio, che una volta vezzeggiavato questi supporter, oggi ne sono terrorizzate (e vittime). Che i politici sfruttano i vari episodi per apparire come i risolutori (per poi eclissarsi). Che il mondo dell’informazione fomenta abbondantemente questo clima (per poi farsi belli e censurarlo quando danno in escandescenze). Che il pubblico, tutti noi, tifosi o semplici cittadini, pensiamo sempre che sia “l’altro” il problema e che qualcuno deve risolverlo.
No, Genny la carogna, l’uomo sul cancello, è solo lo specchio. Ci rimanda la nostra immagine.

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