I COMPLIMENTI DI CHI COMANDA

Nel n. 239 di Psicologia Contemporanea leggo il sintetico articolo sugli “effetti collaterali” dei complimenti sul luogo di lavoro. Se da un lato l’apprezzamento di un datore di lavoro verso i dipendenti può essere un ottimo sostegno alle motivazioni, dall’altro possono essere fraintesi, creando effetti opposti a quelli desiderati.

“Studi recenti identificano differenti forme di esplicitazione dell’ammirazione per un lavoro svolto bene che possono tradursi in esiti indesiderati: a) complimenti manifestati con linguaggio ambiguo (…) Da ciò deriva il dubbio che il giudizio, anche senza volerlo, sia percepito come un espediente linguistico non pienamente favorevole; b) complimenti troppo frequenti per piccole cose (…) determinano una perdita del loro valore per eccesso di offerta; c) complimenti inappropriati, quando si supera il contesto professionale mettendo in risalto aspetti dello stile di vita o del modo di vestirsi o delle caratteristiche di genere (…) in questi casi si rischia facilmente di incrinare il clima delle relazioni interpersonali con il sospetto di intenzioni manipolatorie (…); d) complimenti imbarazzanti si verificano quando un manager indirizza l’apprezzamento ad una singola persona di fronte ad altri membri di un gruppo di lavoro (…) la stessa persona che riceve l’elogio prova l’imbarazzante sensazione di doversi giustificare per uno stile comunicativo a rischio di favoritismi; e) complimenti grossolani e sgraziati (…) possono sortire effetti indesiderati facendo pensare che il complimento non sia genuino, non si basi sulla reale conoscenza dei risultati (…); f) complimenti da piazzista (…) assai frequenti nei rituali collettivi che grandi organizzazioni multinazionali promuovono per cercare di riconoscere il valore del loro personale (…) In questi casi, l’ammirazione per i risultati ottenuti non è certo personalizzata e spesso assomiglia a forme di adulazione tipiche dei venditori porta a porta”.

La tassonomica categorizzazione fatta in questo articolo segnala solo un fenomeno più ampio, ovvero la capacità di stabilire socialmente un valore delle persone. Facciamo alcune puntualizzazioni. Innanzitutto bisogna considerare che sui luoghi di lavoro la stragrande maggioranza dei “capi” sono uomini, per cui non possiamo escludere che esistano delle differenze stilistiche nel fare i complimenti. Inoltre, bisogna considerare che il confine tra riconoscimento del valore e tentativo di seduzione (entrambi possibili nel complimento) sono molto sfumati. Infine, i complimenti (intesi come manifestazione di riconoscimento del valore) sono uno dei mattoni delle strategie persuasive.

La comunicazione tra le persone è un fenomeno molto sofisticato e ci permette di comprendere tanto ciò che viene detto, quanto ciò che è implicito. Maggiore è la maturità della personalità e maggiore la capacità di comprensione della comunicazione. Direi che, volendo trovare una chiosa, se vogliamo dare riconoscimento ad una persona sarebbe preferibile farlo da uno all’altro e riservare i riconoscimenti sociali al territorio delle azioni formali e ritualizzate. Quindi, se sei bravo te lo dico in privato e se lo devono sapere gli altri lo faccio pubblicamente con una bella medaglia al petto.

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